Cartelloni pubblicitari come segnali deboli della crisi

Non sono passati nemmeno due anni dalla pubblicazione della mia tassonomia dei cartelloni pubblicitari (soprattutto extraurbani) che il paesaggio è molto cambiato e, secondo me, rispecchia inconsciamente anche il mood del mondo dell’agenzia di pubblicità in generale. Se girate per le strade statali italiane, incontrerete infatti un cimitero di cartelli disabitati, ma tutt’ora di proprietà di agenzie, che sembrano reagire in modo diverso alla depressione.

  1. Il cartellone negazionista: di solito compare un grosso indice puntato, come quello di I want you nel famoso cartello dell’esercito americano, con una frase che dovrebbe essere una call to action “Chiama ora, può essere tuo! Non fartelo sfuggire, potresti pentirtene!” Eh, sì, certo, come no.
  2. Il cartellone imbiancato: un po’ triste, sotto traspare ancora il vecchio sponsor, a cui è stato sovrapposto in modo frettoloso uno strato di vernice o un foglio semi trasparente. “Potevi lasciarmi vivere, finché non trovavi un altro inserzionista, bastardo”  - sembra dire ai passanti.
  3. Il cartellone minimalista: contiene di solito solo il numero di telefono. “Chiamaci dai, mi sento solo, sai mai che costo meno di quello che pensi” sembra comunicare.
  4. Il cartellone impegnato: è quello in eterno allestimento. “Aspetta solo qualche giorno e tornerò tra voi”. Eh, sì…
  5. Il cartellone ghost: è il mio preferito. E’ costituito di solito da un solo traliccio alzato verso il cielo, oppure solo da un palo metallico, oppure – bellissimo – da una cornice vuota. E’ il segnale metaforico della resa, del paesaggio che viene restituito, del campo visivo finalmente e di nuovo non occupato abusivamente da qualcuno che nemmeno paga il passante, ma qualcun altro (il contadino possessore del terreno a lato).

Se l’agenzia fosse veramente creativa, proporrebbe questi scheletri vuoti agli enti del turismo come guerriglia “Oggi pubblicizziamo il vostro territorio, che forse non conoscete, o non vi siete mai fermati a osservare”.

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2 Comments

7 Comments

  1. Pubblicato 29 gennaio 2010 alle 9:15 AM | Link Permanente

    Bellissima la foto, rende assolutamente l’idea della situazione.

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  2. Pubblicato 29 gennaio 2010 alle 3:57 PM | Link Permanente

    ottima analisi

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  3. Pubblicato 6 marzo 2010 alle 10:56 PM | Link Permanente

    Splendida, argutissima analisi, di cadaverica attività pubblicitaria che pur diffusa, infestante e persistente dimostra solo che il re è nudo. Amen.

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  4. Andrea Carnoli
    Pubblicato 6 marzo 2010 alle 11:07 PM | Link Permanente

    BE STUPID, l'ultima campagna affissioni 'credo' globale di Renzino il Rosso sembra proprio che spinga in quella direzione .. Sii, o perlomeno 'cerca' di rimanere stupido così ti posso imbottire di mortadella come un panino! Chissà..!

  5. lgalli
    Pubblicato 6 marzo 2010 alle 11:08 PM | Link Permanente

    tassonomia meravigliosa. entrando a milano dalla laghi di questi tempi ci sono esempi notevoli del tipo 1, in versione monstre, enormi "spazio libero chiama ora" su facciate laterali e tetti di palazzine così. temo però che il tizio del post cit. abbia qualche ragione, l'outdoor ha una resistenza spaventosa. in italia poi il sistema si regge su un numero altissimo (ma credo ignoto) di impianti abusivi, ovviamente ancora più redditizi

  6. simona
    Pubblicato 6 marzo 2010 alle 11:08 PM | Link Permanente

    a roma è pieno di "spazi disponibili". sulle prime fanno un po' di tristezza, ma poi ti arrabbi perchè pensi: 1. che piuttosto che lasciare un cartello con la scritta spazio disponibile la ditta proprietaria farebbe meglio a levarlo e non imbruttire ulteriormente le strade; 2. che probabilmente quello spazio è pure abusivo, quindi ti viene voglia di abbatterlo personalmente seduta stante

  7. peter
    Pubblicato 6 marzo 2010 alle 11:09 PM | Link Permanente

    Autopsia precisa e accurata.

Un Trackback

  1. Scritto da Cartellonistica, quale futuro? [POLL] | Automa Marketing il 28 febbraio 2010 alle 11:20 PM

    [...] quale futuro per i cartelloni pubblicitari? Prima o dopo aver votato leggetevi questo post di [mini]marketing sull’argomento. No TweetBacks yet. (Be the first to Tweet this post) [...]

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