E’ interessante notare come nello stesso momento in cui in Rete viene celebrato questo video,
che vorrebbe segnare la definitiva rilevanza della rete partecipativa per il business, la comunicazione, il marketing (o ciò che ne rimane) e i media, questo social-annuncio di lavoro su FriendFeed
rappresenti invece un indice spietato di quanto poco il web sociale venga considerato strategico in molte aziende anche con budget di marketing rilevanti: non solo non si parla di internalizzare (e soprattutto di interiorizzare) la gestione del rapporto con i propri interlocutori là fuori, affidandola invece a una agenzia esterna come se fosse pubblicità qualsiasi, ma anzi è la stessa agenzia a cercare (fa il suo lavoro, per carità, e fa bene a farlo) a sua volta sui social network dei gestori part-time esterni, a cui affidare la cura dei profili aziendali sui social network, oscuri produttori di status, like e contenuti che molto probabilmente raramente vedranno l’azienda per cui dovrebbero gestire ‘il profilo o il progetto sociale’.
Ora, ve le immaginate importanti aziende usare stagisti neolaureati collaboratori esterni non dico come responsabili vendite, ma anche solo come agenti di zona? Io credo che con i social-interinali (estremizzando e detto con il dovuto rispetto per questi ragazzi che rispondono volonterosamente a questi appelli, che cercano un modo per entrare nel mercato del lavoro della Comunicazione maiuscola) non andremo e non andranno — le aziende — molto lontano.
A volte spero che sia solo un momento necessario di passaggio, che però negli USA hanno superato da tempo e da noi invece pare essere più all’inizio. Come mi ha detto Valeria Maltoni a una cena due mesi fa, dare in outsourcing i social network è come dare in outsourcing la propria relazione affettiva.






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96 Commenti
Gli interinali dei social media http://bit.ly/drwqAm (via @liquida) #SMM
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Sono d’accordo solo in parte. A me pare che nell’esternalizzazione non ci sia nulla di male in sè: dipende come è fatta, da chi è fatta, cosa riguarda. L’immagine dell’outsourcing della propria relazione affettiva è bella, ma piuttosto forzata. E comunque di esternalizzazioni contrattuali che diventano internalizzazioni a tutti gli effetti è piena la storia delle aziende, mi pare.
@SirSquonk : esternalizzare significa non credere pienamente in un progetto o in una innovazione. Meglio sarebbe internalizzare magari con contratti a progetto seri.
Gli interinali dei social media http://bit.ly/clm2qg #smm
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(d’accordo su tutto, anche se la risposta alla domanda "ve le immaginate importanti aziende usare stagisti neolaureati non dico come responsabili vendite, ma anche solo come agenti di zona?" purtroppo è sì)
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Comunque, per una nota di speranza, io sto già beccando il rimbalzo: quelli scottati dalla dissemination/infiltration gestita da stagista che non riescono neanche più a capire cosa si dice di loro e chiedono aiuto
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Comunque, per una nota di speranza, io sto già beccando il rimbalzo: quelli scottati dalla dissemination/infiltration che non riescono neanche più a capire cosa si dice di loro e chiedono aiuto
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i numeri però, bisognerebbe chiarirsi quanto effettivamente spostano le attività sui social media di aziende più o meno importanti, quanti contatti raggiungono. Mi pare arduo paragonare una figura come quella da te citata ad un agente di zona, non foss’altro per la percezione che la maggior parte delle imprese hanno di certe attività.
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d’accordo in parte. l’esperienza personale- ma non solo- mi racconta che alcune organizzazioni partono appaltando all’esterno, salvo poi riportare dentro di sé le funzioni (e/o le persone) nel momento in cui ne colgono la potenzialità. come a dire, investono pochi centesimi sul primo giro, ma dopo il cambio di carte cominciano a giocare sul serio
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La metto anche qui, va’: Sono d’accordo solo in parte. A me pare che nell’esternalizzazione non ci sia nulla di male in sè: dipende come è fatta, da chi è fatta, cosa riguarda. L’immagine dell’outsourcing della propria relazione affettiva è bella, ma piuttosto forzata. E comunque di esternalizzazioni contrattuali che diventano internalizzazioni a tutti gli effetti è piena la storia delle aziende, mi pare.
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Le aziende non recepiscono nemmeno l’importanza del search marketing, figuriamoci i social media.
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come dicevo, appunto, bisognerebbe anche capire *quanto* sono importanti e per *quali* aziende. Non è che sia automatico che siano importanti, punto.
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like a mafe rimbalzista. ^_^
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a mio parere bisogna conoscere anche i SOCIAL MEDIA. Personalemente io mi studio i social media e quando mi arriva il cliente di una certa area (motor, food, politic) mi studio il campo in cui il target è presente. Per questo sto puntando molto più sul qualitativo che su il quantitativo (che i clienti per loro natura non capiscono). Fare 100 mila view di un video e prendere 100 potenziali clienti senza aver generato una relazione.. vi pare una campagna 2.0?
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a mio parere bisogna conoscere anche i SOCIAL MEDIA. Personalemente io mi studio i social media e quando mi arriva il cliente di una certa area (motor, food, politic) mi studio il campo in cui il target è presente. Per questo sto puntando molto più sul qualitativo che su il quantitativo (che i clienti per loro natura non capiscono). Fare 100 mila view di un video e prendere 100 potenziali clienti senza aver generato una relazione.. vi pare una campagna 2.0?
Liked “Gli interinali dei social media” http://ff.im/-hwL8R
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RT @viralavatar – Liked “Gli interinali dei social media” http://ff.im/-hwL8R
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Io non sono contraria all’outsourcing, purché non significhi una delega totale di attenzione, tipica per esempio di chiede report quantitativi e non vuole saperne di entrare nel dettaglio
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Io non sono contraria all’outsourcing, purché non significhi una delega totale di attenzione, tipica per esempio di chiede report quantitativi e non vuole saperne di entrare nel dettaglio. Il punto non è internalizzare, ma a chi affidare questa responsabilità.
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Gli interinali dei social media – http://www.minimarketing.it/2010/03/socialmedia_lavoro.html (tramite… http://ff.im/-hxhGq
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@gluca faccio una grande premessa: ho la febbre, non sento più il mio naso e le orecchie fanno oh. Per cui dò la mia risposta in merito, consapevole del fatto che non la darò benissimo. Dunque, non sono per nulla d’accordo sull’assenza di rilevanza strategica nell’esternalizzare il rapporto di un’azienda con i propri interlocutori. Se un’azienda mi chiede come essere presente sui social network, io parto dall’analisi della marca, dei competitor, dei benchmark e poi arrivo ad individuare un social DNA: qualcosa da raccontare, con un tono, un planning e un’immagine sociale. Ora, detto questo, qual è il problema? Non è questo lavoro pari di un’altra disciplina di comunicazione? Perché non esternalizzarlo? Non ha la stessa dignità di essere trattato da professionisti che lavorano in agenzia? Non capisco la questione. Il social è una disciplina al pari delle altre: la strategia è elaborata da un team di professionisti d’agenzia, mentre l’aggiornamento di un canale può farlo un "social freelance" (chi ha detto stagista?) con il…
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sono abbastanza d’accordo con @markettara. Dico una bestialità: anche una campagna tv, per costi e risultati è un qualcosa di estremamente importante per un’azienda. Ma proprio per questo in massima parte si lavora con agenzie, non internamente.
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Infatti, e su questo concordo pienamente. Ma questa mi pare una posizione un po’ diversa da quella di Gianluca.
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secondo me vi siete incartati suil significato di "social" :-D
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arrivo tardi, ero impegnato in attività molto 1.0 :) Credo (guardo il video) che da una parte diciamo "basta pensare alle campagne, iniziamo a pensare a conversazioni" poi "diamo fuori" orecchie e bocca, qualcosa non va. il punto è che secondo me social non è advertising, e non è nemmeno marketing, per questo la logica di agenzia funziona fino a un certo punto. ma mi rendo conto di essere provocatorio, lo faccio apposta, del resto :) e infatti a un certo punto scrivo che spero sia come dice mafe o giovanni, una fase transitoria della maturazione – che deve essere sostenuta dal professionismo e dalla specializzazione di strategist esterni (esatto, markettara) ma affidare la conversazione a freelance, oddio, no, sono proprio contrario. i dipendenti fanno fatica a far passare certi messaggi ascoltati in rete, figurati un freelance. C’è il rischio di fare buzz asettico e professionalmente operativo (taggami, likami, commentami, mailami…) e stop.
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Direi che è meglio fare un po’ di differenze. Un neolaureato che gestisce il profilo di una grande azienda, NON E’ l’azienda sui social, è quello che l’azienda tramite un’agenzia o meno, gli ha imposto di essere.
Un neolaureato NON SCRIVE quello che gli passa per la testa e/o NON MODERA quello che ritiene opportuno. Lui deve presidiare e avere un contatto diretto con i responsabili web aziendali per render conto sempre e solo a loro per qualsiasi attività. Se ci sono agenzie o aziende che lasciano completamente liberi giovani blogger abili nell’autopromozione online..beh ne pagheranno le conseguenze.
Essere attivi sul social, e farlo bene, richiede un monte di tempo che chi si occupa di tutta la comunicazione web non ha. Trovate fighe le aziende con i profili attivi su FB o Twitter e poi siti incasinati o carenti e privi di qualsivoglia sviluppo?
Penso invece che sia uno spreco internalizzare una persona che faccia solo “social” perché a conti fatti, per un misero progetto annuale, un’azienda deve spendere minimo 18.000 € (per dare più o meno 1.200 € nette al mese), E la strategia? Il monitoring? La reportistica? Lo sviluppo e l’adattamento a nuove piattaforme? Pochissime aziende credo debbano dotarsi di un ufficio dedicato. Forse solo uelle digitali, o forse no. Bisognerebbe capire il tipo di business.
Quanto pensate che durerà lo sciallo di Fb? E quello di Twitter?
Credo inoltre che, per formare la nuova generazione di Comunicatori, bisogna che anche voi (noi forse) si parli con un po’ più di consapevolezza dei social media che sono importanti, ma non tanto quanto tutto il resto della comunicazione, digitale o meno. Si stanno creando ragazzini che, sapendo utilizzare due o tre cms, si sentono dei professionisti. Occhio perché nel giro di uno o due anni rischiano di prendere bastonate che neanche immaginano. Le aziende e le agenzie sono ancora gestite da persone che giustamente provengono dalla old economy che deve essere rinnovata, non presa per il naso. Le università e i professoroni lo sanno, ma pur di vendere master e corsi riempiono ragazzi di superbia che io per primo smonto violentemente quando me li trovo davanti (lo faccio anche con i consulenti agenzie, ma quello è un altro discorso..).
Detto questo torno al mio colpevole silenzio. Prima o poi rientrerò anche io nella blogsfera attiva :)
Direi che è meglio fare un po’ di differenze. Un neolaureato che gestisce il profilo di una grande azienda, NON E’ l’azienda sui social, è quello che l’azienda tramite un’agenzia o meno, gli ha imposto di essere. Un neolaureato NON SCRIVE quello che gli passa per la testa e/o NON MODERA quello che ritiene opportuno. Lui deve presidiare e avere un contatto diretto con i responsabili web aziendali per render conto sempre e solo a loro per qualsiasi attività. Se ci sono agenzie o aziende che lasciano completamente liberi giovani blogger abili nell’autopromozione online..beh ne pagheranno le conseguenze. Essere attivi sul social, e farlo bene, richiede un monte di tempo che chi si occupa di tutta la comunicazione web non ha. Trovate fighe le aziende con i profili attivi su FB o Twitter e poi siti incasinati o carenti e privi di qualsivoglia sviluppo? Penso invece che sia uno spreco internalizzare una persona che faccia solo "social" perché a conti fatti, per un misero progetto annuale, un’azienda deve spendere minimo 18.000 €…
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ma secondo voi Internet e i social media sono qualcosa che resta confinato a marketing e comunicazione? io li vedo rivoluzionari per strategia, produzione, customer care.. la consulenza esperta è un conto (e qui magari le aziende "esternalizzassero", rivolgendosi a professionisti e agenzie serie invece di fare da sè perché tanto che ci vuole), ma la conversazione online (che è fatta soprattutto di ascolto) deve diventare parte della pratica quotidiana "interna". E poi c’è tutto quel che dice @LdF, che sapere usare qualche CMS in sè è ben poca cosa..
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La mia sensazione è che molte aziende si risolvono il problema di essere "social" con un impegno di 18.000 euro dati una tantum a un’agenzia. Questo non significa che le agenzie non devono esserci, o che non facciano il loro lavoro (coem tutti del resto), ma è proprio una stortura del sistema che prima o poi si scollerà.
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dico la mia, il messaggio deve sempre venire dall’azienda, dall’interno, il "cosa" da veicolare deve rispecchiare la personalità dell’azienda. le agenzie, i consulenti eccetera aiutano nella scelta dei canali e nel "come" affrontare ogni specifico tipo di conversazione (cosa che le aziende non sanno quasi mai fare). anche io contraria alle aziende che mollano tutto fuori ma anche a quelle che fanno tutto da sole non sapendo minimamente da che parte sono girati gli utenti.
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dico la mia, il messaggio deve sempre venire dall’azienda, dall’interno, il "cosa" da veicolare deve rispecchiare la personalità dell’azienda. le agenzie, i consulenti eccetera aiutano nella scelta dei canali e nel "come" affrontare ogni specifico tipo di conversazione (cosa che le aziende non sanno quasi mai fare). anche io contraria alle aziende che mollano tutto fuori ma anche a quelle che fanno tutto da sole non sapendo minimamente da che parte sono girati gli utenti. è un lavoro di affiancamento.
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http://www.tomfishburne.com/.a/6a00e008c4515188340128776fa7bc970c-450wi
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questa è perfetta: http://www.tomfishburne.com/.a/6a00e008c4515188340120a74bf2e3970b-450wi
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@patti ldf – questa E’ "tweetsfera"attiva – riguardo ai ggiovani (lo sono anche io), non capisco perchè tanta paura da voi (vecchi). I giovani di oggi sanno fare 10 mila cose in più di voi quando avevate la loro età.. possono essere collegati su internet e contemporaneamente uploadare un video, aprire una fan page su fb, twittare, scrivere un post e mandarvi a fanculo. Lo fanno benissimo sui loro canali.. ma non lo sanno fare a livello commerciale. Studiano a Sdc il magic bullet e l’agenda setting (che è pur sempre validissima) e non studiano case history di twitter e facebook — di chi è la colpa? ———– per quanto riguarda l’azienda (sto facendo un progetto in questo momento da presentare domani) questa può dare 18 mila euro ma non si può lavare le mani e chiedere i risultati.. deve essere una com continua tra il neo laureato e l’azienda.. il neo laureato mette la sua esperienza social ma l’azienda mette il contenuto!!!!
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paolina, son d’accordo, ma infatti si tratta di formare, non di prendere il posto. formare all’interno. se vuoi parlare di te, devi parlarne tu, o far parlare cose che hai fatto tu. quando il tuo moroso vorrà chiederti di sposarlo, ma anche vorrà lasciarti, forse preferiresti parlarci tu con lui invece del tuo agente. no? :-)
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d’accordissimo.
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(quell’agente lì, non c’è mica da fidarsi ;))
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le aziende, di base, non sanno parlare. non ne hanno voglia, né tempo. normale che si affidino ad altri per farlo, dicendo a questi altri cosa vogliono dire. sì, è una stortura, ma non mi pare tanto diversa dalla pubblicità ‘classica’ alla quale siamo abituati da anni, alla comunicazione politica e a tanti altri rami del vivere. finisce che quella roba lì la fa sempre qualcun altro, perché ‘fare’ e ‘dire’ son due cose diversissime e quasi mai, in un’azienda, le fa la stessa persona, e allora che quello che parla sia dentro o sia fuori dall’azienda importa poco, il gap c’è ugualmente.
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le aziende, di base, non sanno parlare. non ne hanno voglia, né tempo. normale che si affidino ad altri per farlo, dicendo a questi altri cosa vogliono dire. sì, è una stortura, ma non mi pare tanto diversa dalla pubblicità ‘classica’ alla quale siamo abituati da anni, alla comunicazione politica e a tanti altri rami del vivere. finisce che quella roba lì la fa sempre qualcun altro, perché ‘fare’ e ‘dire’ son due cose diversissime e quasi mai, in un’azienda, le fa la stessa persona, e allora che sia dentro o che sia fuori dall’azienda il gap c’è ugualmente.
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@daniele guarda che fare 10mila cose e contemporaneamente mandarti a fanculo si riesce a fare anche over 40 ;-)
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(Love Alebegoli! Vecchi a chi? Io 10mila cose le faccio anche se sono over 30)
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In una grande azienda che seguo stanno ottimizzando – a modo loro con mille cazzate ma va beh – un sistema di gestione richieste utenti su facebook con intersezione del personale del Customer care che riceve le richieste e le gestisce sul forum interno per poi rispedirle su Facebook. Tutto a cura di dipendenti interni. Vedremo come va
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le aziende, di base, sono incasinate di brutto per le cose molto 1.0, figurati se vogliono invischiarsi nel 2.0… da qui dipende molto il lavoro delle agenzie, di portarli gradualmente dentro questa sfera, di riuscire ad armonizzare i vari socialcazzi (cit capitano) nel casino di tutti i giorni fino a farli diventare parte integrante dell’azienda… ma è un processo che richiede mesi e mesi di lavoro. al momento si fà outsourcing… che poi venga fatto a cazzo (ed è quello che mi sembra di aver capito dall’articolo di @gluca) è un’altra bella gatta da pelare.
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bello! giacomo, fammi/facci sapere poi. avevo sharato qualche giorno fa l’integrazione di getsatisfaction.com con facebook…
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Per inciso, io non sono mica tanto sicuro che chi lavora in azienda sappia – per questo – parlare dell’azienda, darle voce, impersonarla, eccetera. E non sono tanto sicuro che chi lavora fuori non sappia – per questo – eccetera.
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La consulenza esterna spesso è necessaria per far capire all’azienda l’importanza che i social media possano avere per tutta la sua organizzazione (assolutamente d’accordo con Alessandra Farebegoli). Dovrebbe essere un vero e proprio processo di formazione (come in tanti altri ambiti del marketing e della comunicazione) perché poi l’azienda dovrebbe continuare con le sue gambe per ottenere dei risultati. Dovrebbe.
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La consulenza esterna spesso è necessaria per far capire all’azienda l’importanza che i social media possono avere per tutta la sua organizzazione (assolutamente d’accordo con Alessandra Farebegoli). Dovrebbe essere un vero e proprio processo di formazione (come in tanti altri ambiti del marketing e della comunicazione) perché poi l’azienda dovrebbe continuare con le sue gambe per ottenere dei risultati. Dovrebbe.
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in generale, secondo me, tutti quelli che lavorano e vendono social mktg dovrebbero aver lavorato in un’azienda prima di fare tanti bei programmi. I giovani invece..beh dovrebbero trovare delle testimonianze delle difficioltà che ci sono per fare qualsiasi cosa. Mi sembra che qui si sia perso un po’ il senso della realtà..e ci si rimette sempre tutti.
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Dare in outsorcing i social media è come lasciare che i propri clienti “facciano amicizia” con i consulenti, anzichè con l’azienda.
E’ come innamorarsi di un marinaio che prima o poi salperà per altri porti.
Posso capire il fatto di dare in outsourcing la gestione del social media in una fase iniziale, soprattutto in aziende multinazionali con stretto controllo di headcount. La cosa ha comunque delle controindicazioni ed è bene che l’azienda decida in poco tempo se vuole investire concretamente su questo fronte o solo “cavalcare la moda del momento”.
Se un’azienda utilizza i social media dovrebbe farlo usando la propria voce e quella dei suoi dipendenti, magari supportati e “guidati” (che è spesso utile) da consulenti e professionisti con esperienza specifica.
La propensione a reclutare ragazzi giovani con esperienza limitata solo perchè meno costosi, laddove cofermata, è follia dei nostri tempi.
Gli interinali dei social media http://ff.im/-hxO1R
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Mi è piaciuta la metafora, che trovo molto azzeccata, del rapporto brand-SM come una relazione affettiva. Tuttavia c’è da fare i conti con la realtà aziendale soprattutto in un Paese che, come il nostro, fa fatica a riconoscere le potenzialità di ingaggio che i Social hanno. A questo poi si aggiunge il costo HR. Ho letto qui http://shar.es/mHh8f come dovrebbe essere la struttura ideale in una azienda che considera i SM come parte integrante delle proprie attività CRM. L’incidenza dei costi fissi sull’impalpabile risultato (in termini di riscontro immediato sulle vendite) che il branding e l’engaging online possono generare direttamente sul fatturato fa si che per ovvie ragioni una azienda si concentri sul direct response dando in outsourcing le attività di relazione.
E’ un atteggiamento tattico, forse, ma che ha riscontri immediati, dall’altra parte c’è un corteggiamento che richiede troppo tempo, troppe attenzioni e forse anche defocalizzazione dal business. Ci sono poi mercati e mercati e questo non è un discorso che si può generalizzare.
@Gaspar io la metto giù semplice e mi limito al sito. Molte aziende pensano al sito come un semplice biglietto da visita, io lo penso come un mezzo, un’antenna che mi dice molte cose sul mercato del mio cliente. Il problema non è cosa devono fare di così importante, ma se sono capaci di fare quello che faccio io o quello che gli dico di fare. Tutto sta nella prospettiva con cui vedi le cose.Tu Gaspar pensi di essere importante come cliente, io ti dico che il mio cliente vero sono i tuoi clienti e che tu non conti nulla. (nulla di personale eh). Quindi non puoi essere tu a dormi chi devo imitare o superare, ma il tuo mercato. Un esempio lampante sono le keyword che mi chiedono i miei prospect o clienti, come se loro ci capissero qualcosa del mercato delle keyword. In realtà farebebro bene a stare muti ad ascoltare me che gli riporto cosa vogliono veramente i loro clienti.
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@Gaspar io la metto giù semplice e mi limito al sito. Molte aziende pensano al sito come un semplice biglietto da visita, io lo penso come un mezzo, un’antenna che mi dice molte cose sul mercato del mio cliente. Il problema non è cosa devono fare di così importante, ma se sono capaci di fare quello che faccio io o quello che gli dico di fare. Tutto sta nella prospettiva con cui vedi le cose.Tu Gaspar pensi di essere importante come cliente, io ti dico che il mio cliente vero sono i tuoi clienti e che tu non conti nulla. (nulla di personale eh). Quindi non puoi essere tu a dirmi chi devo imitare o superare, ma il tuo mercato. Un esempio lampante sono le keyword che mi chiedono i miei prospect o clienti, come se loro ci capissero qualcosa del mercato delle keyword. In realtà farebbero bene a stare muti ad ascoltare me che gli riporto cosa vogliono veramente i loro clienti
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@Gaspar io la metto giù semplice e mi limito al sito. Molte aziende pensano al sito come un semplice biglietto da visita, io lo penso come un mezzo, un’antenna che mi dice molte cose sul mercato del mio cliente. Il problema non è cosa devono fare di così importante, ma se sono capaci di fare quello che faccio io o quello che gli dico di fare. Tutto sta nella prospettiva con cui vedi le cose.Tu Gaspar pensi di essere importante come cliente, io ti dico che il mio cliente vero sono i tuoi clienti e che tu non conti nulla. (nulla di personale eh). Quindi non puoi essere tu a dirmi chi devo imitare o superare, ma il tuo mercato. Un esempio lampante sono le keyword che mi chiedono i miei prospect o clienti, come se loro ci capissero qualcosa del mercato delle keyword. In realtà farebebro bene a stare muti ad ascoltare me che gli riporto cosa vogliono veramente i loro clienti
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@Gaspar io la metto giù semplice e mi limito al sito. Molte aziende pensano al sito come un semplice biglietto da visita, io lo penso come un mezzo, un’antenna che mi dice molte cose sul mercato del mio cliente. Il problema non è cosa devono fare di così importante, ma se sono capaci di fare quello che faccio io o quello che gli dico di fare. Tutto sta nella prospettiva con cui vedi le cose.Tu Gaspar pensi di essere importante come cliente, io ti dico che il mio cliente vero sono i tuoi clienti e che tu non conti nulla. (nulla di personale eh). Quindi non puoi essere tu a dormi chi devo imitare o superare, ma il tuo mercato. Un esempio lampante sono le keyword che mi chiedono i miei prospect o clienti, come se loro ci capissero qualcosa del mercato delle keyword. In realtà farebebro bene a stare muti ad ascoltare me che gli riporto cosa vogliono veramente i loro clienti
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@Leon, parliamo di aziende "perfette" che, secondo i manuali di ragioneria, sono le imprese che competono sul mercato e quelle che competono devono trovare, prima di tutto uno spazio permanente nel cervello dei consumatori, perchè le scelte dei consumatori sono in gran parte automatiche, quindi, e siccome tutto si può esternalizzare, le uniche due cose che devono rmanere in azienda sono il branding e il CRM
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@Leon, parliamo di aziende "perfette" che, secondo i manuale di ragioneria, sono le imprese che competono sul mercato e quelle che competono devono trovare, prima di tutto uno spazio permanente nel cervello dei consumatori, perchè le scelte dei consumatori sono in gran parte automatiche, quindi, e siccome tutto si può esternalizzare, le uniche due cose che devono rmanere in azienda sono il branding e il CRM
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@Leon ma infatti qui si parla molto di Social quando poi siamo ancora a chi deve farsi un sito e che alla fine usa Facebook e Twitter solo in maniera tattica e al massimo "perché lo fanno i miei concorrenti". Io campo molto di SEO perché alla fine, specie quelli più piccoli, la paginetta su Facebook se la fanno da soli. Arrivare tra le prime posizioni su Google invece sono cazzi amari e dopo che hanno speso l’ira di dio nel sito sono disperati e non sanno a chi santo votarsi, visto che molte web agency non fanno SEO. Altro che web 2.0 :)
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@Leon ma infatti qui si parla molto di Social quando poi siamo ancora a chi deve farsi un sito e che alla fine usa Facebook e Twitter solo in maniera tattica e al massimo perché lo fanno i miei concorrenti. Io campo molto di SEO perché alla fine, specie quelli più piccoli, la paginetta su Facebook se la fanno da soli. Arrivare tra le prime posizioni su Google invece sono cazzi amari e dopo che hanno speso l’ira di dio nel sito sono disperati e non sanno a chi santo votarsi, visto che mote web agency non fanno SEO. Altro che web 2.0 :)
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Gli interinali dei social media | [mini]marketing http://bit.ly/ddisOx
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@cannedcat: quindi tutte le aziende si rivolgono al consumatore? Boh, mi pare un po’ superficiale. @roldano: ma appunto, non si può affrontare la realtà delle imprese italiane col metro del nordeuropa o degli stati uniti. Direi che c’è un gran bisogno di tarare la discussione alla realtà dei fatti. Poi ci sono i big spender, e quelli avranno i loro consulenti, strateghi e cazzivaristi per tutte le loro campagne, ma c’è una marea, una marea, anche di imprese non piccole e anche che fanno b2c che campano di un mercato già bello consolidato e che del brand, onestamente, non gliene frega una cippa, non almeno visto come un vessillo della legione romana, ecco. Al limite gliene frega perché il brand è – più semplicemente – il cognome del capo.
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@cannedcat: quindi tutte le aziende si rivolgono al consumatore? Boh, mi pare un po’ superficiale. @roldano: ma appunto, non si può affrontare la realtà delle imprese italiane col metro del nordeuropa o degli stati uniti. Direi che c’è un gran bisogno di tarare la discussione alla realtà dei fatti. Poi ci sono i big spender, e quelli avranno i loro consulenti, strateghi e cazzivaristi per tutte le loro campagne, ma c’è una marea, una marea, anche di imprese non piccole e anche che fanno b2c che campano di un mercato già bello consolidato e che del brand, onestamente, non gliene frega una cippa, non almeno visto come un vessillo della legione romana, ecco. Al limite gliene frega perché il brand è il cognome del capo.
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@roldano, tutto vero, però il SEO è uno strumento utile per farsi trovare utile a chi non ha un brand conosciuto ed è anche su questo che le aziende non investono: basti pensare a quanti si ostinano a tenersi una sigla che è tale e quale a quella di uno più notodi loro, magari da anni!
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@Leon, chi l’ha detto? Ci sono quelle B2B e quell B2C, tutte hanno dei clienti e tutte devono farsi ricordare dal potenziale cliente. Se il cognome del capo è noto come un marchio, è un brand, perciò che cambia?
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@Leon, chi l’ha detto? Ci sono quelle B2B e quell B2C, tutte hanno dei clienti e tutte devono farsi ricordare dal potenziale cliente. Se il cognome del capo è noto come un marchio è un brand, perciò che cambvia?
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@Leon, chi l’ha detto? Ci sono quelle B2B e quell B2C, tutte hanno dei clienti e tutte devono farsi ricordare dal potenziale cliente.
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@cannedcat a parte che l’avevi detto tu :) ma comunque ripeto: moltissime aziende non sentono alcun bisogno a fare branding, perché il loro giro d’affare funziona in ben altri modi. Moltissimi mercati sono stabilizzati. Vai a dire a quello che produce profilati di alluminio per il costruttore tizio da 30 anni di spendere anche solo 10k euro in una campagna online. Sai quanto gliene strafrega?
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@Leon, sei in loop: abbiamo capito, ci sono centinaia di aziende non interessate! Ma ci saranno altre migliaia che devono farsi spazio nella testa dei consumatori? E quelle sono interessate a pompare il loro marchio!
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@Leon, mi dicono dalla regia che abbiamo fatto anche un sito per uno che è il primo produttore al mondo nel suo settore. Perchè l’ha fatto? Perchè i suoi clienti vogliono consultare il catalogo online.
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@cannedcat da come la leggo io in loop ci sei te, però vabbè, lasciamo perdere.
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cioè in realtà mi pari ballmer che strilla developers developers developers developers developers etc etc :)
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@Leon @cannedcat e cari tutti :) Moltissime aziende, anche medie, si affidano ancora e con successo ai vecchi strumenti 1.0 come il tele-marketing, volantini, email-marketing, passaparola etc. etc. Poi alcuni si fanno il sito (per tante ragioni anche le più strambe) poi vanno su Google e pure la rosticceria si lamenta che non si trova il suo sito per la keyword pizza o calzone :) Preciso che il SEO serve a tante cose, compreso anche per sviluppare nuovi prodotti.
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comunque secondo certi guru di oltreoceano la prossima next big thing è questa :) http://www.amazon.com/Content-Strategy-Web-Kristina-Halvorson/dp/0321620062
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This post was mentioned on Friendfeed by giacomodangelo: Professioni Online: Come Non Lavorare Con i Social Media – http://www.minimarketing.it/2010…...
[...] vuoi saperne di più, leggi il post di Gianluca Diegoli che ha riflettuto intorno a questa tematica nel suo blog [...]
[...] Ecco un passaggio in [mini]marketing: [...]
[...] Gli interinali dei social media [...]
[...] I precari del web 2.0? Il social media marketing italico… Lo spunto per questo post mi viene dalla lettura di [mini]marketing, e in particolare da un articolo dal titolo eloquente di “gli interinali dei social media“. [...]
[...] via Gianluigi Zarantonello che rilancia Minimarketing il tema degli interinali del social media e più in generale del lavorare nel social media [...]
[...] un tuo post relativo agli “interinali “ dei Social Media, suggerisci ai neolaureati di non focalizzarsi su di essi come oggetto [...]