“Ma questi video vanno dentro o fuori?” L’eterno dilemma dei “contenuti” aziendali.

Una vexata quaestio dell’eterno match online team vs resto dell’azienda è dove inserire i contenuti aziendali (nella fattispecie, video): nelle “proprietà” (azienda.com ecc. ecc. — anche se pure questa è una illusione, secondo me solo più sofisticata) o nel flusso social (quindi all’esterno, su piattaforme in cui si è sostanzialmente ospiti, come YouTube, Facebook, ecc. ecc.)? Io, per un semplice motivo, sono per l’ultima ipotesi, ma qual sia questo motivo ve lo dico alla fine. Stamattina nel death match ho portato questi argomenti al giudizio della corte:

  • statistiche migliori sull’engagement, rispetto anche a fornitori specializzati.
  • diffusione naturale e organica (non ho pronunciato la parola — brr — buzzability).
  • “portiamo i contenuti di un certo tipo dove già stanno gli utenti che sono interessati a un certo tipo di contenuti” che pare banale, ma non lo è.
  • qualità tecnica spesso almeno pari alle piattaforme proprietarie, o comunque con differenza irrilevante.
  • irrilevanza di “dove siano” ai fini del giudizio del top management.
  • nessuna uscita immediata di cassa, che di questi tempi.

Gli argomenti della controparte erano

  • maggior controllo, Term of Services inclusi.
  • maggiori “view” sul sito.
  • maggiore “prestigio”.
  • raccolta collaterale di email da nuovi registrati (che nel mio caso non sarebbe comunque obbligatorio, per fortuna).

Io credo che, in generale, si possano creare davvero content community distaccate dal flusso o autarchiche solo quando il collante è altissimo o quando il distacco necessario dal resto della propria vita online sia ampio e necessario – non mi meraviglia che alcuni dei principali network privati su Ning.com siano pornoqualcosa o abbastanza — ahem — inconsueti. Ma voi volete forse ancora sapere la ragione iniziale. Eccola:

Ogni resistenza è futile.

Se il video è buono per molti, ce lo metterà qualcun altro, su YouTube. Se non lo è, avrete perso anche l’ultima occasione di venire in contatto con quei due o tre gatti interessati. PS: se volete alcuni pareri parzialmente contrari, MCC e Wolly.

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21 Comments 2 Tweets

25 Commenti

  1. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 8:16 AM | Link Permanente

    In aggiunta alle non uscite economiche aggiungerei o affiancherei “nessuna attesa per la realizzazione / appeovazione / concessione dell’IT all’implementazione della sezione video”.

    Bel post e ottima considerazione finale. Ora mi leggo i contrari :)

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  2. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 8:31 AM | Link Permanente

    Come direbbe Jermaiah Owyang, fish where the fishes are.

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  3. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 8:51 AM | Link Permanente

    Io consiglio l’approccio di integrare la diffusione su Youtube (o Vimeo, a seconda del tipo di contenuto, vogliamo parlare di questo un giorno?) sulla piattaforma aziendale, usando le API del servizio esterno. L’upload iniziale avviene sul sito aziendale e funziona da seed sul servizio terzo e, contemporaneamente, da backup in caso di rimozione o altri problemi. Se non si ha budget per una soluzione integrata, in ogni caso è sempre utile avere un canale YT attivo, anche se ridondante.

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  4. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 9:52 AM | Link Permanente

    il banale "se l’ho messo su YouTube lo posso comunque anche embeddare nel sito aziendale" non è già abbastanza? continuo a meravigliarmi, veramente common sense is the new revolution

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  5. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 9:59 AM | Link Permanente

    le due scelte non sono in contrapposizione, e mi sembra giusto che il video sia presente ANCHE sulla propria piattaforma, serve tra le altre cose a certificare il video stesso e i suoi contenuti.

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  6. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:08 AM | Link Permanente

    eh, ma infatti wolly e alessandra. qui si parla del fatto che che l’embed di yt sul proprio sito faccia brutto… ma alla fine è passato, anche se con qualche muso. Matteo, la soluzione API è perfetta in un mondo intelligente, ma ha in se’ il germe e la lentezza della soluzione interna, e alla fine ti dicono: "allora la facciamo solo interna".

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  7. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:10 AM | Link Permanente

    Alessandra, sarebbe bello, ma spesso la realtà aziendale è fatta di ostacoli di vetro. Il più banale di tutti è la contrapposizione tra volontà di offrire un determinato servizio e non organizzare un workflow coerente tra gli impiegati coinvolti. Se, come spesso mi capita, la persona addetta al caricamento del video è la stessa che si occupa della gestione del catalogo prodotti, integrare via API è il modo migliore per attenuare lo "stress" d’apprendimento da parte dell’addetto.

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  8. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:13 AM | Link Permanente

    Gianluca, sì e no… non è così complicato… anche se spesso ho dovuto gestire situazioni ancora differenti: tipo canale YT già attivo e integrazione ex-post. In ogni caso, se si fa ex novo, per ora quella è lo soluzione migliore (in termini di accettazione da parte delìi soggetti coinvolti) che ho sperimentato. Ma se ci sono altre soluzioni più leggere, ben vengano.

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  9. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:17 AM | Link Permanente

    se "naso" che l’embed di yt viene considerato "chap", in genere anticipo e propongo Vimeo, che è più fighetto ;-)

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  10. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:18 AM | Link Permanente

    Mi pareva che Vimeo avesse politiche ‘no commercial stuff’ rigorose, o sbaglio? Poi non abbiamo fan su vimeo :(

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  11. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:21 AM | Link Permanente

    Vimeo ha anche account a pagamento per "commercial stuff", se non ricordo male, ma per i fan e la popolarità YouTube senz’altro.

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  12. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:22 AM | Link Permanente

    Su Vimeo il vincolo non è solo sul copyright ma anche sulla produzione (se dico una stronzata correggetemi). Forse è a questo che si riferisce Alessandra con "fighetto". Io preferisco pensare a Vimeo come a un canale di makers. In ogni caso, semplificando molto, è che se si vuole fare numero, youtube. Se si vuole blandire la nicchia, Vimeo. Semplificando molto, ho detto.

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  13. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:26 AM | Link Permanente

    fighetto o meno, va anche detto che la qualità di riproduzione di vimeo, almeno a sensazione, è nettamente superiore. Non parliamo poi dell’interfaccia. Per Urustar useremo sicuramente Vimeo per i trailer dei giochi (chiaramente poi vai anche su YT, ma parlo dell’embed interno)

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  14. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:32 AM | Link Permanente

    Sì, escludevo momentaneamente il discorso tech, ma l’HD di Vimeo è VERO HD.

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  15. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:40 AM | Link Permanente

    cmq Vimeo è non commerciale, anche per gli account pay. "You may not upload commercials, infomercials, or demos that actively sell or promote a product or service. Exceptions: independent production companies, authors, musicians, non profits, churches, artists, and actors may show or promote the work they have created."

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  16. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:43 AM | Link Permanente

    interessante conversazione, me la leggo con calma appena ho un po’ di respiro.

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  17. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 10:49 AM | Link Permanente

    Tendenzialmente, sono d’accordo con Alessandra e Wolly: non vedo contrapposizione evidente. Ma ovviamente tutto dipende dall’azienda in questione (e dal suo livello culturale su queste cose): per alcuni dei responsabili aziendali con cui parlo quotidianamente, decidere di mettere il video su yt e sulla piattaforma aziendale sarebbe già qualcosa di rivoluzionario.

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  18. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 11:30 AM | Link Permanente

    Gianluca mi consenti di essere cattivo e andare a gamba tesa? Poi mi espelli con cartellino rosso :) Insomma io sono un po’ stufo di pippe mentali. Io ho fatto il commerciale e in trincea quello che serve è vendere pezzi. Punto! Se il tuo cliente è il diavolo vai all’inferno e porti a casa punti. I venditori ambulanti di panini vanno allo stadio e non è lo stadio che va a casa loro. I tuoi clienti stanno su Facebook tu vai su Facebook. Ma io dico siete mani andati in discoteca? Se voglio un drink che vado al bar fuori? Per la parte "carinerie" e "frociaggini markettose" (non cominciate con politically correct che io ho più amici gay di tutti voi messi insieme) questi non hanno ancora capito che il marchio, il brand senza i clienti non è nessuno. A che serve il logo TWA o PAN AM ora? Tappezzeria! ora mi espello da solo :)

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  19. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 11:34 AM | Link Permanente

    PS per chi non arriva a comprendere le metafore: i video vanno su YouTube anche perché Lady Gaga con Bad Romance ha fatto 160 milioni di visualizzazioni == chissene frega del tuo video carino piazzato sul tuo sitarello striminzito specie se ho 20 o 18 anni. Io, specie se sono gggggiovane il video lo voglio vedere qui e ora e dove sono io. Punto!

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  20. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 12:04 PM | Link Permanente

    segnalo interessante e utile articolo sulle varie forme di integrazione fra sito corporate e piattaforme social, http://www.web-strategist.com/blog/2010/03/01/roadmap-make-your-corporate-websites-relevant-integrate-social-network-features

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  21. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 12:06 PM | Link Permanente

    .. nonché, da Steve Rubel, "businesses large and small are increasingly recognizing that they need to go where the people are"

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  22. Pubblicato 4 marzo 2010 alle 12:26 PM | Link Permanente

    @roldano da difensore centrale vecchia maniera, le entrate a gamba tesa mi piacciono, ma solo se sono nette sulla palla. Per le aziende con cui parlo, i clienti non sono spesso gli stessi che guardano Lady Gaga su YouTube. Per questo integrare la "novità" YouTube (anche se a noi addetti ai lavori sembra una bestemmia da prova televisiva) con il tranquillizzante sito Internet mi pare una soluzione sensata. Ma ripeto, dipende sempre dall’azienda. Per finire con una metafora: se voglio una pizza, vado in pizzeria ma sapere che posso anche ordinarla a casa, che non mi costa nulla in più e che magari mi regalano la birra non è poi così male. E ora, palla in tribuna! ;-)

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  23. Snoskar
    Pubblicato 10 marzo 2010 alle 11:47 PM | Link Permanente

    Avevo proposto all’azienda di caricare 3 -4 brevi filmati su You Tube, mostrando le lavorazioni artigianali che mandano in visibilio i clienti stranieri in visita alla fabbrica, oltre a metterli sul sito. Provate a cercare murano glass, per vedere quanti video girati in fornace hanno messo gli appassionati. La cosa ha un senso e mostrerebbe aspetti che non vanno sui cataloghi. Non se n’è fatto nulla per banale inerzia e generico timore. Poi hanno licenziato la responsabile marketing. Quindi anche me. Non per You Tube comunque…

2 Trackbacks

  1. Scritto da Letture quotidiane - Leggetevi questi – 4 March 2010 il 4 marzo 2010 alle 8:10 PM

    [...] “Ma questi video vanno dentro o fuori?” L’eterno dilemma dei “contenuti” aziendali. [...]

  2. Scritto da Contenuti aziendali e rapporto con i Social il 9 marzo 2010 alle 1:08 PM

    [...] Per approfondire la questione e farvi un’idea più precisa, leggete l’articolo completo di Gianluca Diegoli. [...]

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