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La fabbrica del buzz in scatola (2010 edition)

E niente, leggevo sul sito di uno di quei network che ti danno i prodotti in cambio di recensioni,  dei loro metodi di valutazione (sul genere punti Fragola) del “lavoro” di viralizzatore:

  • 15 punti per un post sul vostro blog personale;
  • 15 punti per l’apertura di un thread su un forum – ulteriori 5 punti se il vostro thread raggiunge 5 commenti;
  • 10 punti per un messaggio su una pagina/gruppo Facebook con argomento correlato (ad esempio Degenerazione Maculare su una pagina/gruppo che parla di medicina);
  • 5 punti per un messaggio Twitter o FriendFeed;
  • 5 punti per un messaggio sulla propria bacheca Facebook;
  • 5 punti per gli altri social media;
  • 2 punti per un commento ad un post/thread/messaggio.
  • Pensavo alla filiera del valore, per capire chi vince e chi ci perde: le aziende comprano strisce di caratteri al prezzo di influence, i viralizzatori peones vendono il proprio tempo e si giocano i propri amici (presenti o futuri) per qualche gadget, l’agenzia incamera il plusvalore rimanente tra gente del marketing che pensa di comprare amore e invece riceve sesso occasionale, e gente comune che pensa di guadagnare dai propri rapporti (umani, anche se digitali), e invece li sta svendendo.

    Qui un esempio: sulla “degenerazione maculare legata all’età (DMLE)” ci sono svariati post nel forum Alfemminile tutti generati dalla campagna e anche le proteste, perfino da una persona colpita dalla stessa malattia in famiglia. Come scriveva Livefast qualche giorno fa, l’unica pubblicità su internet che funziona è quella che arriva da gente che non solo non riceve soldi per farla, ma che anzi spesso ha pagato per averne i prodotti.

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