La favola delle PR online

C’era una volta un mondo in cui i blogger scrivevano per passione, si incontravano tra di loro come carbonari, si lamentavano per la poca considerazione che arrivava dal mondo delle aziende. Poi qualche imprenditore illuminato pensò che fare provare prodotti poteva essere un modo per aprire un ponte con loro, per fare amicizia. Si incontrava direttamente con loro, parlava con loro, era quasi uno di loro. Altri pensarono di invitarli agli eventi, assieme a quegli esosi dei giornalisti che non si accontentavano mai dei regali aziendali, e invece questi erano contenti anche solo di essere invitati, se c’erano due robe da mangiare, anche meglio. Se c’erano magliette cinesi e spillette da 0,50 cent, un trionfo. Ed erano anche più simpatici e alla mano. Qualcuno pensò anche di metterli a parlare in similTED italiani, farli sentire dei veri maitre a penser dal basso. Altri di sponsorizzare la grande festona del blogger italiano. Insomma per l’azienda finire online con link, citazioni e tutto il resto era piuttosto semplice, bastava un po’ di sincerità nell’approccio e voglia di dialogare. Ma non tutte le aziende erano attrezzate o abbastanza flessibili per farlo in prima persona: nacquero le prime agenzie di digital internet PR, costituite dagli stessi blogger che volevano cambiare il modo di comunicare delle aziende. Erano artigianali, nel senso buono del termine, ci si conosceva tutti. Il loro modello di business era semplice: l’invito aziendale ai blogger arrivava non dall’azienda sconosciuta, ma dall’agenzia in cui lavoravano alcuni dei blogger che avevi conosciuto ai barcamp e alle riunioni spontanee anni prima. Ci si andava per trovarsi come una volta, ma stavolta il conto lo pagava l’azienda sponsor, ed era ancora meglio. L’azienda si accontentava di poco, di un link, di un tweet, di una foto su Flickr. L’agenzia aveva un bel business, si lavorava con gli amici, si cambiava il mondo e c’era pure qualcuno che ti pagava per questo. Poi arrivò l’industrializzazione: i blogger erano diventati semplici campi del database, più o meno curati, più o meno “targetizzati”. Le agenzie sempre più grosse diventavano impersonali come le aziende per cui devono lavorare, gli inviti assomigliavano sempre più ai comunicati stampa, i post di ringraziamento sembravano Adsense, la distribuzione dei prodotti in regalo erano sempre più simili agli aiuti umanitari buttati dagli elicotteri dell’ONU, le presentazioni diventavano sempre più uguali alle vendite del Bimby o del Tupperware. La personalizzazione coincideva ormai con la stampa unione. Le digital internet PR erano finalmente state normalizzate, erano diventate come le tanto vituperate vecchie PR. E ottenevano, più o meno, gli stessi risultati.

(ma come, stai già dormendo, minikid? okay, mi raccomando, continua a voler far l’architetto, da grande) 

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Gianluca Diegoli
Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel settore digitale. Lavoro su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane.
Ho fondato la scuola di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli. Insegno digital marketing all'Università IULM di Milano.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri libri.

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Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel settore digitale. Lavoro su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho fondato la scuola di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli. Insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri libri.

28 pensieri su “La favola delle PR online”

  1. Bel post, leggerlo tra qualche anno farà quasi tenerezza! Sulle Agenzie Digital PR se da semplice operatore del mercato posso dire la mia ho avvertito un livellamento verso il basso dei servizi, a partire dalle più quotate. La crisi si è fatta sentire e ormai accettano qualsiasi lavoro, abbassando la qualità. Secondo me c’è spazio per l’emergere di singole figure di blogger professionisti completamente emancipati dalle agenzie, ma certo così dov’è la poesia?

  2. Ahahahah hai un insider in un’agenzia, di’ la verita’!!! :) Le PR sono un lavoro artigianale…di cesello quasi e implicano la conoscenza del tuo interlocutore (sia un giornalista, un esperto o un blogger). Chi manda comunicati ed inviti a liste infinite fa spam e prima o poi ne paghera’ le conseguenze. La verita’ vera, secondo me, e’ che le agenzie di PR si son trovate impreparare verso i nuovi interlocutori online e hanno applicato il modus operandi tradizionale anche ai blogger. Cambieranno? Spero per loro di si!

  3. E’ che la tentazione per l’azienda (e di conseguenza per le agenzie incaricate) di seguire la via facile è troppo ghiotta. Non riescono a dire di no e a seguire la strada stretta e in salita, quella della costruzione di un rapporto vero e disinteressato e poi sia quel che sia.

    Il blogger, meglio, alcuni blogger, a queste lusinghe dal sorriso facile cedono, ripongono in esse il loro attimo di gloria per poi perdere per sempre la verginità.

    Stando così le cose, insisto sul banner display, che almeno è onesto ;)

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  4. Bel post e bella riflessione. Credo che il fulcro della questione stia sempre nel committente. Spesso la scarsa capacità nella valutazione dei fornitori e del lavoro effettivamente svolto, sommato a progetti che mirano ad essere “presenti nella rete” più che a raggiungere veri e propri obiettivi di comunicazione. A questo spesso si sommano scarsa cultura da parte di chi prende decisioni. Credo che il lavoro più importante che dovrebbero fare i virtuosi è quello di continuare a fare una sana opera di condivisione della cultura digitale che in maniera lenta (e forse un po’ romantica) potrebbe dei risultati nel tempo. Il mercato diventa sempre più ampio e girano sempre più soldi, quindi i vecchi lupi cambiano il pelo ma non il vizio di approfittarne. Chiudo riprendendo la tua battuta finale, citando un premio che ritengo significativo in un settore tradizionale. Il premio dedalo minosse che mette in risalto il committente di opera architettoniche più virtuoso. Mi sembra un bell’ esempio da cui partire per migliorare. (cit. http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Dedalo_Minosse) (sito ufficiale http://www.dedalominosse.org/)

  5. Leggerti è sempre piacevole ed istruttivo.
    Parrebbe che anche questo settore sia arrivato al suo punto di saturazione.
    Da ciò dovrebbe derivarne che chi ha saputo lavorare con coscienza ora potrebbe passare all’incasso..

    1. E infatti è così. Finalmente.

      Poi guardate, sono convinto di una cosa: la prima vera attività promozionale è contenuta nell’idea, nell’oggetto o nel servizio stesso. Se l’idea è buona “si vende da sola” e la pubblicità o le pubbliche relazioni intorno ad essa brilleranno di luce riflessa. Se l’oggetto non ha alcun valore, non è sufficientemente eccezionale per qualche motivo e per qualcuno, hai voglia a spingere.

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  6. Come in tutti i lavori e in tutte le professioni generalizzando si finisce per sminuire il lavoro.
    Probabilmente è vero che è in corso un livellamento verso il basso della qualità del lavoro (dovuto alla richiesta di numeri e numeri e numeri), ma ti assicuro che qualcuno che cerca di puntare sulla dimensione personale della relazione con il blogger un punto di forza e non un esternalità ancora esiste in questo lavoro.
    Ottimo spunto per non perdere la rotta giusta.

    1. Io vivo la duplice esperienza di essere blogger e di studiare strategie di digital pr per le aziende. Sia che si tratti di attività di relazione con i blogger sia che si debba sviluppare una attività di pr online su social network e forum credo che l’unica soluzione possibile sia questa: “potere al contenuto”. Tutto il resto è noia.

  7. Ciao Gianluca.

    Una bella riflessione … che però rimane tale.

    Il mondo delle Pr online nasce perchè c’erano degli interessi commerciali dietro e per lo stesso motivo sono diventate “cugine” delle agenzie tradizionali, dove compri un pacchetto di promozione e via… tutto il resto deve essere un guadagno!

    L’azienda ha sempre e solo una missione da seguire: fare soldi!

    Le “chiacchiere” che migliorano il mondo “aziendale” sono ( per loro ) un modo per perdere tempo o per sentirsi un pò radical chic.

    La tendenza a “glorificare” i bloggers ha contribuito a “industrializzare” la loro missione. I loro blog perfetti, la loro conoscenza anche tecnica delle strutture web ha creato dei veri e propri “nerd pubblciitari”.

    I blogger nascono come necessità di costruire uno spazio “nuovo” per trasformare i dialoghi in pubblicità.

    Il resto è noia… come dice Michele.

    ( about me )

    P.s.

    E’ comunque una bella riflessione. ;-)

  8. Io del periodo “artigianale” mi ricordo un evento microsoft dove erano stati invitati “i soliti” blogger (erano veramente sempre gli stessi ad essere invitati in quel breve periodo che ricordo come l’età di blogbabel). Io ero presente a questo evento non in qualità di blogger ma come professionista.

    Ricordo che il giorno dopo i post sui blog dei blogger invitati non parlavano praticamente per nulla dell’evento, ma descrivevano più che altro quella che era stata una gita tra amici e di come avevano anche saccheggiato il buffet riservato ai giornalisti…

    Non so quale azienda sia interessata ad un contributo di qualità simile quando vuole presentare un prodotto.

  9. ahah il passo sui giornalisti è verissimo (come tutto il resto)… manca forse la nichizzazione di queste agenzie di blogger… ci sono quelle di mamme, quelle di food, ormai ce n’è per tutti e in futuro forse per nessuno ;)

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