Perché le grandi agenzie odiano la realtà?

Anni fa scrivevo interrogandomi perché le grandi agenzie fighe (quelle che arrivano dal mondo della pubblicità milionaria, TV-native) odiano o comunque non riescono a utilizzare la realtà, anche quando sarebbe sensato, economico, costruttivo, funzionale farlo.
Domitilla un anno fa segnalava la campagna di Saatchi & Saatchi per Enel in cui finti twitteri scrivevano finti tweet, con effetto semicomico.

Perché le grandi agenzie odiano la realtà?
Finti tweet

Qualcuno mi segnala che Pomilio ha usato immagini di stock per la campagna milionaria di Enit su Expo: eppure, bastava scendere in strada con un bravo fotografo. O cercare su Instagram.

Perché le grandi agenzie odiano la realtà?
Una delle foto di stock

Ieri ero in metro e ho visto la pubblicità della Croazia (non so quale agenzia, segnalatemelo, grazie. Edit: BBDO).

Perché le grandi agenzie odiano la realtà?

Ancora, tutto basato su selfie, hashtag, usergeneratedcontent, chiocciole ovunque. Ma con due testimonial terribilmente falsi ma con account Twitter a caso/cazzum (che tra l’altro esistono, e che magari potrebbero pure lamentarsene: @Sven abita a Portland, @maria è tedesca, e nulla hanno a che fare – pare – con la campagna).

E per fortuna che dichiarano nel comunicato stampa

Perché le grandi agenzie odiano la realtà?

Bastava cercare un attimo in Twitter: solo tra i miei (!) contatti, @Biljaic e @jadran sono (sarebbero stati) ottimi testimonial delle cose jugocroate in Italia e in Croazia.

Ma la realtà, le persone vere, i social veri, sembrano svilire la creatività, nella mente del creativo. Perché devo essere pagato milioni, se basta andare su Twitter? E allora via con i fake, che piacciono ai creativi – o almeno a quelli che si autodefiniscono tali come se fosse un plus di per sé e, che come è noto, non sopporto :)

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Perché le grandi agenzie odiano la realtà?
Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane.
Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.
Perché le grandi agenzie odiano la realtà?Perché le grandi agenzie odiano la realtà?

Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

20 pensieri su “Perché le grandi agenzie odiano la realtà?”

  1. Forse perche’ il loro obiettivo e’ sempre stato quello di proporre una realta’ alternativa e desiderabile. Il marketing dei media classici ha sempre seguito questa dinamica e a dir la verita’, non so se faccia bene o male.

  2. Semplicemente non conoscono i mezzi con cui lavorano perché sono in un contesto vecchio dove hanno fatto altro (e vorrebbero fare altro). Come un sarto che non sa come usare una macchina da cucire. Paradossale ma è così…

    Quello che noi vediamo è assenza di buon senso, ma loro in realtà non percepiscono nemmeno il confine tra come dovrebbe essere e come lo fanno.

    (riflessioni da insider del settore ;-) )

  3. da persona che lavora in un tempio inteso come grande agenzia vi dico questo,noi lavoriamo per un cliente che ci paga.
    lui è il nostro committente,nonchè quello che ci paga lo stipendio,oggi sicuramente domani si vedrà.
    il modello di business proposto da questo post che tipo di modello prevede?
    sarà l utente finale a pagarmi lo stipendio?oppure la croazia?
    chi devo convincere a darmi un budget?
    per esperienza vi dico che spesso la comunicazione è solo un placebo per l’azienda e difficilmente è in grado di fare sell out.
    lavoriamo molto di più a livello interno che esterno e comunque si lavora per un target al quale dobbiamo creare un bisogno non sperare che vada on line a cercare “spiaggia,mare,sole” quello che dovremmo spendere in tempo,risorse umane e finanziarie sarebbe devastante ,forse facciamo prima ad andare in tv:)
    i trattamenti,veri o finti che siano,fanno parte del target.
    esistono subsonica ed esiste toto cotugno,la loro forza dipende dagli obiettivi.
    è tutto legato agli obiettivi,verità assolute non ne esistono nel nostro mestiere.
    poi comunque dipende da che punto di vista vedete la cosa,se lo stipendio mi arriva da una multinazionale dell’adv,per quale motivo dovrei assecondare una totale destrutturazione del mio lavoro?
    ps
    in ogni caso vi seguo sempre e vi ammiro.

  4. Be’ ma perché se attingessero -gratis – ai veri tweet di veri utenti, i loro committenti forse potrebbero accorgersi che possono farlo direttamente loro, saltando l’agenzia e quindi risparmiando.
    Per loro fortuna, spesso i committenti sono più sprovveduti di loro, oppure ci sono di mezzo legami politici che fanno affidare a un’agenzia roba che si potrebbe benissimo far fare gratuitamente a dipendenti interni.

  5. ti capisco,ma esistono agenzie e creativi che fanno aumentare i fatturati dei loro clienti sai?
    esiste gente brava,non sfruttata o sottopagata che sa lavorare.
    perchè questo rancore?
    perchè ho sempre l impressione che quando si parla del nostro mestiere si creano delle guerre tra chi lavora,chi non lavora,chi vorrebbe fare e non riesce quindi pontifica.
    perchè dobbiamo sempre pensare che chi fa il mio lavoro sia un miracolato che non sa fare nulla e che risultati.
    io non voglio arrivare alla gara di chi guadagna di più e chi fa guadagnare di più in termini di fatturato al cliente,però a volte vorrei farlo così forse riusciamo a dividere gli amatori dai professionisti o almeno chi parla da un fatturato di un euro rispetto a chi ne fattura,con competenza ed onestà,molti di più.
    parliamo di mktg,politica o sociologia?
    che palle ragazzi :)

  6. faccio fatica a seguirti, supermarkettaro anonimo: nessun modello di business viene proposto da questo post. Mi sembra che il 99% dei lettori abbia capito il senso del discorso, che è semplice: perché falsificare quello che è reale? Perché scimmiottare i social media anziché usare i social media? Boh. Nel resto non entro, per fortuna sono uscito da quel mondo di madmen vari anni fa :)

  7. Ciao Gianluca,

    è curioso come ogni tanto sul tuo blog emerga una più o meno sfumata avversione per le grandi agenzie. (Un giorno ci spiegherai perché?)

    Di esempi di comunicazione squallida ce n’è a iosa, specie in questo periodo di budget risicati, sia online che offline, sia da grandi agenzie tradizionali che da agenzie native digitali. Della Pomilio poi non ne parliamo, riesce “per una sua dote notevole” a vincere moltissime gare d’appalto legate a budget istituzionali/statali (…).

    La mia opinione è che i peggiori esempi di comunicazione non vengano dalle grosse agenzie: molte sono cambiate e a differenza di qualche anno fa affrontano il digitale con dignità. Se guardi i progetti di Cannes te ne rendi conto.

    Personalmente ho lavorato in grandi agenzie di pubblicità, in grandi agenzie native digitali, in piccoli studi e in azienda. Non mi sento appartenente a nessuna categoria e ti posso dire in tutta sincerità che le menti più brillanti e preparate le ho sempre incontrate nelle grosse agenzie, specie per quanto riguarda la cura del messaggio e l’implementazione della strategia.

    Spesso le agenzie digitali e molti di coloro che usano il termine “strategia digitale” fanno leva su una profonda conoscenza degli strumenti tecnologici e dei vari canali social per cui i loro progetti finiscono per essere delle complesse e ben strutturate architetture prive di una vera strategia e di quella che nelle grandi agenzie viene chiamata: IDEA.

    (Nelle grosse agenzie, quelle poche che lavorano bene, se a lato di un buon impianto tattico, media, operativo non presenti un’idea ti mettono alla porta in tempo zero).

    Il tempo del digitale come canale principe sta per finire, come professionisti della comunicazione saremo chiamati a lavorare sempre più con un atteggiamento media neutral e non è escluso che la televisione possa vivere un grande ritorno. Fare ancora distinzioni fra mondo digitale e agenzie ATL/grandi mi sembra anacronistico.

    Per spezzare una lancia a favore del potere del piccolo schermo (e di una buona campagna ATL) ti segnalo questo squallido caso di Samsung.
    Complici un budget risicato, o la leggerezza con cui viene trattato il digitale, o la necessità di postare con frequenza sono finiti per “parafrasare” una storica campagna Maxell “The blown away guy”.
    Ecco, a distanza di anni tanti utenti se la ricordavano molto bene e commentavano a favore di Maxell. (Commenti cancellati da Samsung).
    Se nella grande agenzia mi fossi presentato al mio direttore creativo con questo layout forse non mi avrebbe detto nulla, ma il giorno dopo non avrei più trovato la mia scrivania.
    https://www.facebook.com/SamsungTV/photos/a.10150153574280871.343829.252586685870/10152357788870871/?type=1&theater

    1. Matteo è che le loro cavolate sono più visibili e belle :) e che forse quando lavoravo in azienda ho avuto brutte esperienze che mi hanno segnato da piccolo :)
      Non ho denti avvelenati, a parte fitte al cuore dopo Scosse vs Tweet, ma alla fine i fake sempre da loro saltano fuori.
      Io non ho nessuna preferenza digitale: però se fai le cose mettendo hashtag, tweet, e spacciandolo per crowdqualcosa lo devi fare bene. senno’ fai un onesto visual, una bella foto della croazia, lo sconto sulla corrente in grande, e non infilarti in certe cose ridicole, che se una volta erano comprese da una minoranza di persone, ora risultano poco credibili per un pubblico che i social li usa davvero.

  8. Perdonami Gianluca,ma in nome di chi parli?
    è uscita una ricerca che dice che il pubblico che usa i social non andrà in croazia per colpa di quella campagna?
    il cliente è omnichannel vede la tv ,usa i social e legge il giornalino della coop:)
    la tematica è che il cliente vuole solo andare in croazia non perdersi in disquisizioni millenaristiche sulle differenza tra on/off e altro.
    e poi iniziamo a separare le opinioni dai fatti se no è come parlare al bar ,su dai.
    il dente avvelenato si sente eccome:)

    1. Questo blog è un blog personale, sono le mie opinioni, libero di dissentire o confutarle, però tu sei anonimo, e mi chiedi in nome di chi parlo? Lo so che il cliente è omnichannel e bla bla, le disquisizioni le fate solo voi. Può darsi che ci sia l’affollamento in croazia per colpa dei finti sven e maria, chissà. Più probabile che tutte queste campagne, riuscite o non riuscite, non spostino un solo turista. Ma tanto chi le misura e chi può misurarle queste cose? Proprio per questo si continuano a farle: perché si è sempre fatto. Ora con solo un po’ di paccottiglia fintosocial in più.

    2. chi le misure?chi può misurarle?si fanno perchè si è sempre fatto?
      ma credi sul serio che un azienda che investe miliardi lo faccia per questi motivi?
      pensi sul serio che non esistano modi per misurare l impatto della comunicazione?ne esistono eccome:)solo che tu non li conosci a quanto pare.
      perdonami ma rimango della mia idea,questi sono i pensieri di chi lavora in serie z,senza budget ,senza clienti e senza avere la chance di giocare in serie a.
      ergo il dente è sempre più avvelenato e si parla senza sapere .

    3. miliardi: sei rimasto agli anni belli, vero? :)
      lo penso perché ho visto come funziona da dentro, caro il mio supermarkettaro, altro che la tua spocchia da serie A vs serie Z :)
      ma stai sereno, ti auguro grandi budget e aspetto le tue grandi campagne, umilmente, qui nel mio blogghettino di serie Y.

  9. Che ispidi commenti… Vedo ancora che si parla di target e di clienti brrrr. Le persone sono persone e vanno rispettate anche nelle campagne. Tutto qui. Io dietro alla onesta opinione di Gianluca non vedo altro… Le solite polemiche sulle agenzie se ne andranno come quelle che non rispetteranno le persone .

    1. Ps: ma parliamo della campagna dell’enit… Oscena… Che valori ha un paese che non sa raccontarsi e deve andare sul web in banca dati?

    2. Hai ragione. Io credo che le grandi agenzie siano troppo abituate a creare mondi di plastica per i loro clienti, per fare un salubre bagno di realtà. Il problema è l’autoconservazione, l’impulso a perpetuare se stessi ed il rapporto cliente-agenzia per come si è consolidato.

      D’altro canto questo approccio penso stia per esaurirsi, poichè anche i clienti più istituzionali hanno cominciato ad accorgersi che i consumatori stessi già ora creano una comunicazione più persuasiva, efficace e meno cara della maggior parte delle agenzie più blasonate.

    1. eccone un altro dalla stessa rete IP Fastweb di Bologna, devi essere il vicino di scrivania di supermarkettaro. Andate fuori che c’è il sole!

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