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L’autore in cerca (una volta) di editore

Mentre facevo un po’ di sgombero di vecchie cose, ho ritrovato questo libro (pensavo fosse degli anni 80 da quanto sembra antico, e invece la mia copia è “solo” dei 90), che risale al periodo in cui pensavo che la scrittura potesse diventare parte importante della mia vita (chi non vorrebbe vivere facendo lo scrittore, no? Sempre meglio che lavorare): immediatamente ho percepito quanto importante e inaspettato sia questo dono che ci è capitato nella vita (e che ormai diamo per scontato, sbagliando forse) di poter scrivere senza il problema di trovare un editore che ci pubblichi ciò che vogliamo comunicare (con tutti gli orrori buro-papocchistici-lobbisti del passato descritti bene proprio da quel libro*), senza sottostare a nessun filtro che non sia quello dei lettori.

Per questo ora, quando vedo affanni a pubblicare – con tradizionali editori – libri che trattano del fatto di quanto sia bello lo scrivere senza editori, del first publish, then filter – che è il succo di tutto quello che chiamiamo 2.0, rimango sempre un po’ stupito. Ne capisco il motivo, ovviamente, ma l’impressione è comunque strana. Sono un irrecuperabile idealista.

*che non sono riuscito nemmeno a rileggere, tanto è pauroso. Pare tra l’altro che nel 2006 sia uscita una nuova edizione. Mi piacerebbe sfogliarla.

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