Clay Shirky in spiaggia – co-cleaning

La foto è mia.

Domenica pomeriggio sono stato al mare ai lidi di Comacchio, che a marzo sono ancora bellissimi, perché le spiagge sono enormi, si vaga come nel deserto senza incontrare nessuno a meno di venti metri, e i pochi gestori aperti sono ancora rilassati e indaffarati a dipingere gli stabilimenti, ti regalano i lettini, e soprattutto non mettono musica orrenda (o quasi). Solo gabbiani e poco altro. L’acqua è ancora azzurra.

Purtroppo però a marzo (non essendo mese di fatturato) la cooperativa dei bagnini non ha ancora attivato la pulizia automatizzata, e quindi sulla spiaggia si accumulano oltre a enormi alberi una serie di schifezze umane: pneumatici staccatisi dalle navi, tante tante bottiglie di plastica di acqua minerale, flaconi di tutti i tipi, e perfino bottiglie di vetro di amari e alcolici vari. E anche cassette di legno e di plastica, quelle che contengono la frutta. Io e il minikid abbiamo deciso di dedicare mezzora del mattino a pulire la spiaggia, cosa anche divertente, vista la varietà di oggetti reperibili (la foto sopra viene dalla nostra attività, il cuore era di lana di vetro, a lato una sportina di plastica piena di sabbia).

In circa trenta minuti abbiamo ripulito, con molta calma, circa 1.000 metri quadri di spiaggia. Ho fatto due calcoli: con mezzora di ognuna delle poche persone presenti oggi sulla spiaggia avremmo probabilmente ripulito due o tre chilometri di bagnasciuga. Shirky dice che esiste un potenziale non utilizzato, tra le persone, di dimensioni spaventose, e piccoli calcoli empirici lo confermano. Però per sfruttarlo davvero, avrei dovuto conoscere i sensibili, disponibili a farlo, e organizzare quale parte della spiaggia assegnare a ognuno. Nella vita analogica, questo non è possibile. Ma in rete sì: niente di che come strumento di comunicazione pubblicitaria, infinitamente potente come strumento di (auto)organizzazione. Anche per questo ho detto — in modo provocatorio — che dobbiamo anche imparare “ad arrangiarci”, senza aspettare che sia — come in questo caso — la cooperativa dei bagnini, a ripulire la spiaggia.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

One thought on “Clay Shirky in spiaggia – co-cleaning”

  1. Con Corona (la birra non la cantante degli anni ’90) avevamo partecipato con 90:1 0 al lancio di un operazione su questo tema. In pratica nelle principali spiagge europee si potevno creare dei gruppi di sostegno creati in maniera totalmente autonoma per ripulire parti di spiagge da oggetti e schifezze varie.

    Probabilmente uno dei motivi che spingono le persone ad “arrangiarsi” non è solo la problematica, ma la possibilità di focalizzare l’obiettivo e il risultato.

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