Tu non sei la tua maglietta (cit.)

no sponsoring t-shirt

Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo! (Tyler)

Avere un blog ben posizionato su Google ti fa arrivare una quantità di roba pazzesca, che nemmeno potete immaginare. Solo questo, da solo, vale la pena di averlo scritto tutte le settimane, da quasi sette anni. L’altro giorno mi è arrivata una mail in cui due ragazzi mi chiedevano di scambiare un post su questo blog in cambio del loro prodotto: indossare una maglietta con il mio logo per un giorno (sono in due). Sul sito vendono il servizio di indossaggio per circa 20 euro al giorno. Lì per lì ho pensato che fosse uno scherzo di qualche classe di un qualche master in comunicazione (visto che è già successo), e gli ho risposto ironicamente. Loro se la sono un po’ presa, poveri — scusate, non volevo. Ma, really, secondo me il loro servizio non vale nemmeno il prezzo della maglietta.

Però questa cosa buffa mi ha fatto riflettere sulla differenza (di significato e di valore) tra comprare un capo per indossarne una marca, essere pagati per indossare un logo, e portare una maglietta perché credi nel messaggio che c’è scritto sopra.

Il primo caso è brand, il secondo advertising, il terzo engagement. Traetene voi le conclusioni.

PS: a proposito di magliette, @Ultima Books regala la prestigiosa maglietta (che ho indossato perché ci credo) a chi fa un checkin o diventa fan su Facebook o fa un tweet citandola, al #salonelibro di Torino. Per evitare il solito palloso disclaimer, metto il link anche a Book Republic, e siamo a posto, ok? :)

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

6 thoughts on “Tu non sei la tua maglietta (cit.)”

  1. Cosa molto più di 20 euro al giorno, e ci sono ditte che lo hanno fatto! Roba da matti…

    Sono indeciso se retwittare o mettere in share quest’ottimo articolo per non fargli troppa pubblicità.

    Trovatevi un lavoro serio! :-D

  2. bella la frase introduttiva! :-D
    cmq sia secondo me l’idea non è male tuttavia, il prezzo effettivamente dopo i primi giorni è un pò altino… se pagassi tutti quei soldi non dovrebbero togliersela mai manco per lavarla!
    ciao
    ps
    Alla fine un articolo che parla di loro cmq lo hai fatto!! :-D
    ciao

  3. Ciao a tutti,

    sono Marco uno dei 2 ShirtMen citati nell’articolo sopra. Solo una precisazione, nessuno se l’è presa, anzi, ogni critica (sempre se posta in maniera costruttiva) è ben accetta.

    Per il costo..beh non si limita ovviamente all’indossare le magliette…ma anche li è giusto che ognuno abbia le sue opinioni per alcuni può essere troppo per altri poco.

    Chi per ora ha creduto in noi è un matto (come dice Della Casa nel commento) o un furbo che ha fatto un affare?! Chi vivrà vedrà, sicuramente ha fatto una scommessa, il tempo dirà se vincente o perdente.

    Non sappiamo se il nostro può essere considerato un lavoro serio o meno ma sicuramente noi lo facciamo con serietà.

    Buon lavoro a tutti

    Marco
    ShirtMen “I tuoi progetti sono della nostra taglia”

  4. Oddio l’idea non è che sia nuova perchè da anni tanti brand nati in Italia quasi dal nulla iniziano a farsi conoscere mettendo magliette basiche addosso a personaggi più o meno noti, ma questi ragazzi… chi sono?

    Idea simpatica, ma magari dovrebbero spiegare meglio che vita fanno, dove girano, che persone frequentano, insomma il pubblico che raggiungerà il messaggio, se si vuole prendere l’idea sul serio.

I commenti sono chiusi.