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  • Marketing e interazioni tra persone e aziende, dal 2004

[manifesto] Contro tutte le sigle e gli acronimi

(foto di @farmaciaserrage)

Le sigle non danno emozione, lo dice ogni tanto anche Silvio (ha ragione, ma è lui, il PDL o in generale i partiti a non darla più, ma è un discorso diverso). L’altro ieri ho passato un’ora a sgridare tutti i rappresentanti del fantastico mondo dell’economia sociale, sostenibile, eco, solidale, del volontariato di Bologna (a cui stavo tenendo un workshop sull’uso del web, del digitale e del social network per i loro nobili scopi) per l’uso sconsiderato delle sigle che fanno, perfino superiore a quello della pubblica amministrazione. “Ciao, sono Giorgia, e noi al CDT si occupiamo del CES per il settore del VOL”. “Eh?” “Sai, abbiamo nomi delle nostre organizzazioni che vanno dai venti ai cinquanta caratteri”.

Le sigle non danno emozione (l’unica cosa su cui concordo con Silvio)

Le sigle non vi faranno più fighi: sono passati i tempi in cui essere IBM era interessante. Ora le startup hanno nomi strani.

Le sigle non vi aiutano con i motori di ricerca.

Le sigle non vi fanno vendere.

Le sigle non vi fanno umani, non vi fanno simpatici.

Piuttosto che le sigle, usate nomi di fantasia (corti, perdindirindina!).

Le sigle vi rendono riconoscibili solo a chi vi conosce già: può funzionare se siete la P2. Altrimenti, abbandonatele, datemi retta.

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2 commenti

  1. Andrea Vellone

    Le sigle denotano uno scarso impegno e scarsa fantasia, puzzano di un serioso e burocratico formalismo, possono creare degli imbarazzanti, titolo di un quotidiano locale qualche mese fa ” Il GAL punta alle uova”.. :)

  2. Elena Gualdi

    Leggo solo ora questo post. E credo tu abbia santa ragione! l’uso spropositato di sigle nell’azienda del mio nuovo lavoro, non ha fatto altro che alimentare in me disattenzione e punte di noia. Oltre al fatto che dando per scontato che tu sappia cos’è un DSP, l’RTP, l’attacco R485 con l’NVR mi sono persa nel dinamismo del discorso e pure il suo lato creativo, criptato nell’ostentazione di sapere gli acronimi, fregandosene dei presenti.