Cinque «startup» ecommerce italiane da tenere d’occhio

foto di @biljaic

LOVLI

In sintesi, è una vendita privata, ma dedicata al design in senso lato. Un po’ Fab, ma verticale sullo stile italico.

Non so esattamente perché, ma mi sono piaciuti subito: o forse lo so, apertura soft con beta chiusa, ascolto dei primi feedback, un’interfaccia ben fatta, un mix di convenienza (ma su prodotti di fascia molto alta) e unicità, product curation+storytellinge una comunicazione dal volto umano, social media ben coordinati, non ultimo un approccio con i blogger (e con il sottoscritto) curata ma non insistente.

Un piccolo consiglio al volo: il blog, su Tumblr (ottima scelta!) starebbe meglio, per motivi di comunicazione e di motori di ricerca, probabilmente sotto lo stesso dominio lovli.it (es. blog.lovli.it)

La loro sfida è — secondo me — nella newsletter, nel bilanciare idee e contenuti interessanti e promozioni. Apre oggi, a proposito, a tutti.

NONABOX

È un esempio di ecommerce per abbonamento, ma con un motivo in più: l’abbonamento si adatta in modo automatico al tuo bisogno, nello specifico al tuo mese di gravidanza o di neo-mammismo, in quanto i prodotti inseriti (nel box mensile appunto) per il bambino e la mamma non sono uguali per tutti. Molto intelligente l’opzione per regalare l’abbonamento. Bell’interfaccia grafica e molto rassicurante la possibilità di rinunciare in qualsiasi momento: quello che il Club degli Editori non faceva per nessuna ragione. Interessante anche per i brand che producono cose mammesche per avere focus group a costo basso. Si giocano tutto — secondo me — nel passaparola delle mamme in rete.

Un piccolo dettaglio: a me il loro video sembra troppo pubblicitario nel tono rispetto al resto, un po’ troppo, come dire, accattivante. avrei preferito una comunicazione più spontanea.

SOLOPRODOTTO

Altro esempio di abbonamento periodico, di caffè in questo caso. Una comunicazione molto dal basso, molto in contrasto con quella dei produttori mainstream di caffè, tutte battute, TV e testimonial. Il lato interessante è che startup è solo la parte web e marketing, la parte “produttiva” si fonda su di una torrefazione locale con una storia consolidata di cura per la qualità e di produzione artigianale tradizionale.

La loro sfida è che le persone apprezzino talmente il prodotto da fare passaparola (incentivato anche sul sito) e ottenere così una massa critica — anche minima ma stabile — di abbonati di nicchia, che apprezzano la produzione di qualità e non sono troppo sensibili al prezzo.

GARAGE

È una app, e risponde al bisogno di svuotare il garage (all’americana) in una specie di vendita in giardino, solo che il giardino in questo caso è online. Si può creare un annuncio direttamente dall’iPhone, e postarlo ai propri follower (come i vicini di casa, che passano per primi a vedere) e poi eventualmente condividerlo anche su Facebook, Twitter, ecc. (e coinvolgere anche chi “abita” un po’ più lontano). L’influenza dell’interfaccia di Instagram è palese. La scommessa è che le reti sociali e il mobile siano talmente pervasivi da ottenere una sufficiente massa critica per chi vende.

SIMPLYCRIS

(big disclaimer, ho svolto analisi e progettazione per loro)

È un altro esempio di startup ecommerce (a catalogo “tradizionale”) innestata sopra un business tradizionale ed esistente: è una piccola manifattura che produce intimo controllando la qualità del prodotto (e, cosa da non sottovalutare, del lavoro delle persone) di tutta la filiera, dal produttore del filato a quella dei coloranti alla propria produzione, interamente e orgogliosamente svolta in loco da personale non solo assunto regolarmente, ma molto affiatato e votato alla causa.

Online hanno deciso di creare un brand diverso — con prodotti diversi — da quello che rivende attraverso le mercerie tradizionali, senza fronzoli, basic nei colori e nelle forme, dedicato alle persone a cui interessa il rapporto qualità-prezzo e non solo il prezzo, a chi si cura della non tossicità e della naturalità nel tessuto, a chi si preoccupa della modalità (etica e sostenibile) di produzione, e non si lascia incantare dai testimonial. La loro sfida è farsi trovare da questa nicchia di persone, e dai gruppi di acquisto, cercando di farsi adottare dalle comunità “green” e “mamme”.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

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