La checklist della condivisibilità: come avere più share?

Cioè: perché di alcune cose non mettiamo solo un commento o un like, ma le facciamo nostre per distribuirle ai nostri contatti e quindi farle raggiungere un cerchio esterno? L’articolo da cui l’ho tratta riguarda i post su Facebook, ma secondo me vale anche per i RT di Twitter, i retumbl su Tumblr, i repin su Pinterest, i link da altri siti o blog, eccetera.

È il grande vantaggio del marketing sui social media, quello poter creare contenuti che possano circolare organicamente in ambienti affini (gli amici degli amici, il secondo e il terzo cerchio). Mentre in Facebook i like aumentano la parte di gente che “ti vede”, gli share aumentano la gente che può entrare in contatto con te, e vale un po’ per tutte le piattaforme.

Attenzione, però. La parte difficile pre checklist è capire:

1. il proprio pubblico*, quali punti della checklist sono più confacenti ai suoi stili di vita, in quale spazio sociale vive la propria giornata, principalmente

2. quale parte del pubblico** è più interessante per il nostro business (o per i nostri scopi in generale), per evitare di avere creato una ben riuscita e rumorosa festa, ma ben poche persone interessate davvero a noi e non all’alcool gratis.

Ecco l’elenco:

GIVE: Offers, discounts, deals or contests that everyone can benefit from, not just one sub-group of your friends
ADVISE: Tips, especially about problems that everyone encounters; for example, how to get a job or how to beat the flu
WARN: Warnings about dangers that could affect anyone
AMUSE: Funny pictures and quotes, as long as they’re not offensive to any group- sometimes the humor isn’t quite as strong or edgy- it has to appeal to a general audience
INSPIRE: Inspirational quotes
AMAZE: Amazing pictures or facts
UNITE: A post that acts as a flag to carry and a way to brag to others about your membership in a group that’s doing pretty darned good, thank you very much.

Ovviamente, siccome le persone dedicano molto poco tempo all’approfondire e controllare ciò che leggono, in generale e soprattutto in piattaforme realtime come i social, succede che spesso facciano il gioco perfino di chi sfrutta il dolore per avere like.

Leggi il resto del post qui.

(* ** che poi è quello che cerchiamo di dimostrare al Digital Update)

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.