Benvenuti nell’era dell’e-pack

Immaginate un mondo senza supermercati, senza scaffali, senza casse — non succederà mai, ma così, per fiction, in cui ogni cosa viene comprata online.

Immaginate un settore, quello del packaging — completamente finito, gente che se ne va in giro disperata per le strade a chiedere l’elemosina (ma con BELLISSIMI CARTELLI — ok, si scherza suvvia, amici!).

Anche se non compare mai nell’audiweb/tel/ecc. il packaging è il media più visto al mondo, che deve attrarre occhi in maniera ancora più cattiva di quanto faccia la televisione (perché è vero, lì ancora si decide, nella maggior parte dei casi, per prodotti commodity), in cui coesistono varie scuole di pensiero:

  1. quelli che si illudono di essere importanti: scrivono tantissimo, fino a riempire tutto il pack di bellissime frasi (quelli dello shampoo sono esperti) o passare mesi per decidere il pantone della scatola di fagioli
  2. quelli che pensano che farlo minimale li separerà dal resto del caos («facciamolo bianco!» «wow, geniale!»)
  3. quelli che non ci si dedicano tanto, «tanto servono solo i soldi per farlo mettere nello scaffale giusto alla giusta altezza»
  4. quelli ancora più scoraggiati, «la gente compra il prodotto in promozione»
  5. quelli fessi, che ci mettono il QR code, che nessuno userà.

Bene, tutto questo potrebbe scomparire con l’ecommerce.

Nessuno vede-tocca-muove-alza il pack PRIMA di comprare, solo DOPO. E comunque alla gente interessa quello che c’è dentro. E quello che ci si fa. Come viene fatto. Quanto costa. Ponderazione, non occhio al pack bello colorato. L’obiettivo non è farsi comprare, ma farsi condividere. Gli ingredienti si leggono online. L’uso viene spiegato dalla app.

L’obiettivo attrazione del pack viene sostituito dall’obiettivo sorpresa, amore, engagement, loyalty, share del pack nell’era dell’online. Il vetrone bello spesso per far sembrare i 50 grammi di prodotto 200? Bye bye al buy. E invece, i fagioli come un iPhone? Unpacking my pasta? Circa.

Che ci mettiamo sopra? Come rendiamo il pack un coso che rimanga nelle case di chi ci ha acquistato come «media permanente»?

Un bell’articolo ci dice che esistono startup e aziende (americane, what else) che si stanno preparando a fornirci di cartoni nell’era dell’e-pack.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

2 pensieri su “Benvenuti nell’era dell’e-pack”

  1. ciao gianluca, mi permetto di aggiungere alla tua analisi un’ulteriore distinzione. Se il packaging prima fungeva da argomento di vendita (quindi era un investimento finalizzato alla vendita e temporalmente veniva prima), nell’era dell’ecommerce il pack è un investimento post vendita. Quindi, come hai detto tu, funge più da conferma/disattesa delle aspettative che altro e si concentra maggiormente su argomenti di brand awareness, più che di prodotto. Mi domando quanto in fretta le aziende educate all’offline lo comprenderanno e si adegueranno alle nuove linee di comunicazione dell’e-pack. Stiamo a vedere… Ciao

  2. >>Un bell’articolo ci dice che esistono startup e aziende (americane, what else) che si stanno preparando a fornirci di cartoni nell’era dell’e-pack.<<

    Ciao Gianluca, anche in Italia si fa innovazione con il packaging. Sai che esiste una startup italiana, Packly, che ti permette di creare online il packaging, dalla creazione della fustella (con download gratuito, visto che siamo in beta), alla realizzazione di un mockup virtuale, fino alla stampa, a partire da 1 sola copia. Nessuna delle “americane, what else” citate nel blog di Kissmetrics fornisce servizi simili. :)

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