Forrester cerca di dimostrare la tesi #2 – La Peer Influence Analysis

I mercati rionali sono conversazioni

I mercati rionali sono conversazioni

Tesi numero due

Non è la vostra promozione ma la loro conversazione a differenziare il vostro prodotto, e provocare un acquisto.

Pensavate che fosse solo una visionaria utopia? E invece no, o non del tutto, almeno. Un post di Forrester di qualche giorno fa rappresenta uno dei primi “scientifici” tentativi di misurazione dell’influenza sull’acquisto esercitata da altre persone tramite le connessioni in rete, comparata alle impression ricevute dall’alto dell’advertising e della comunicazione direttamente controllata e gestita dai media (e dalle aziende tramite questi ultimi). Dice Forrester:

In primo luogo, vi è l’influence da utenti che postano sui social network: Facebook, Twitter, MySpace e così via. Le chiamiamo Influence Impressions. Sulla base delle nostre indagini, riteniamo che le persone negli Stati Uniti creino 256 miliardi di influence impressions reciproche nelle reti sociali, ogni anno. [...] il 62% proviene da Facebook.

In secondo luogo, vi è un’influence creata da post in blog, commenti su blog, i messaggi di forum di discussione, le valutazioni e recensioni. Noi chiamiamo questi Post Influence. Si stima che le persone negli Stati Uniti ne creino 1.640 milioni ogni anno.

Se circa 150 persone vede ognuno di questi post (una stima prudenziale, sulla base della nostra ricerca), questo aggiunge altri 250 miliardi di impression. I post e i commenti sui blog rappresentano circa il 40% di questi post.

[...] assieme si ottiene più di 500 miliardi di impression su prodotti e i servizi, in un anno. Impression create da persone e indirizzate a loro pari.

Forrester indica alcune prime conclusioni della ricerca:

  • Le impression peer to peer raggiungono in numero assoluto ben un quarto del totale delle impression “broadcast”.
  • Queste impression pesano di più, perché mediamente più credibili e indipendenti
  • Una minoranza di persone genera circa l’80% del totale delle Influence Impression
  • Ogni prodotto o mercato ha un suo indice di Peer Influence Analysis

A queste conclusioni aggiungo le mie:

  • comparare 1 a 1 impression di banner o spot a impression peer to peer è come comparare mele con pere, ma comunque dà un appiglio diverso a molte analisi qualitative, e apre gli occhi anche al management di “estrazione numerica”. Insomma servono i numeri per far vedere che il re c’ha le chiappe scoperte. E quindi, vabbe’, facciamo pure questa.
  • La peer to peer analysis prende in considerazione solo la punta dell’iceberg ma non considera lo scambio digitale che avviene sottocoperta (email, instant messaging, sms) che è di sicuro influenzato dalla ‘punta visibile’ della conversazione (tesi numero 34 :)
  • Sicuramente questo è l’indice ideale per dividere il budget tra peer influencer e broadcast influencer. Poi, sul cosa farne di quel budget destinato ai peer influencer, vedendolo nelle mani di alcuni decisori number-minded, già tremo al pensiero.

(il post integrale Introducing Peer Influence Analysis: 500 billion peer impressions per year)

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2 Commenti

  1. Pubblicato il 27 aprile 2010 alle 12:43 PM | Permalink

    > Se circa 150 persone vede ognuno di questi post

    Mi sembra una stima ottimistica.
    Ci sono alcuni blog visti da molte persone in grado di influenzare effettivamente delle scelte di consumo, ma ce ne sono anche molti altri che sono guardati solo da chi scrive o che comunque non influenzano opinioni altrui.

    • gluca
      Pubblicato il 30 aprile 2010 alle 12:22 AM | Permalink

      Forrester ha basato la stima su di un campione preciso, forse limitato, ma penso che sappiano quello che dicono :)

Un Trackback

  • Di Mi si è Staccato un Bottone « Il Giornalaio il 27 aprile 2010 alle 5:48 AM

    [...] Come ricorda giustamente l’amico Gianluca Diegoli “non è la vostra promozione ma la loro conversazione a differenziare il vostro prodotto, e provocare un acquisto”. [...]