Eravamo quattro coupon al bar

Quando alla cassa del selfservice ti chiedono ‘vuole il caffè?’, la tua risposta è ‘no’. Perchè pagare adesso una cosa che puoi pagare dopo? E poi ora hai solo i crampi della fame. E se poi magari il caffè lo vuoi prendere in un altro bar. Quasi quasi glielo chiedi, perchè dovresti comprarlo, il caffè, adesso. Niente sconto, nemmeno il 2×1, per dire.
Ma quando ti dicono, “il caffè è gratis oggi, promozione AromAcafè”, tu accetti subito, anche se mica capisci di cosa si tratta. Ehi tu collega dell’Autogrill, almeno buttami lì un display qualsiasi che mi faccia capire, mica puoi affidare il messaggio alla cassiera con 20 persone in coda, con te che ansiosamente cerchi un posto dove appoggiare il vassoio, estraendo il portafoglio e mantenendo al tempo stesso in equilibrio la bottiglietta.
Mezz’ora dopo. Ti rechi al bar, assieme ai tuoi colleghi scrocconi, per riscuotere il tuo buono caffè. E noti subito quanti anni luce sia lontano il marketing -che ha inventato la promozione caffè gratis- dalla trincea sudata dei baristi.
La folla preme, è chiaro che il numero di avventori dovuto all’ondata di piena del gratis non è gestibile, e il nervosismo traspare. Inoltre la macchinosa preparazione del pannoso caffè al gusto -secondo te- un po’ troppo noccioloso, spruzzando li’ per lì in modo spiccio una panna spray prepronta, non dà certo un tocco chic al caffè, come la locandina vorrebbe far supporre.
Aspetti la rivolta: che si scatena puntualmente quando il cliente Mario Rossi vuole, con il suo buono, un caffè ‘normale’ e non un AromAcafè.
– ‘Ma come? Costa anche meno, mi può dare un caffè normale, in omaggio?’
– ‘No’
– ‘Ma, ci pensi…’
– ‘Guardi non posso e basta.’
– ‘Ma mi può almeno non mettere la panna sopra?’
– ‘No, cioè si, ha ragione, ma noi dobbiamo dare un AromAcafe, il caffè senza panna lo deve pagare’.
Ripetutamente i dialoghi accesi terminano con il cliente scocciato che manda a quel paese l’Autogrill ‘e i suoi aromacafe del c…..‘, e va al Bar Illy, anche solo per vendetta. Ti commuovi vedendo la fedeltà alla linea del marketing da parte degli indomiti baristi.
Ora, non sai da che parte stare: una parte più beceramente marketer del tuo cervello ha subito dato ragione al marketing: ‘”Cavolo, avremo diritto di fare una promo solo sui prodotti che vogliamo noi!
Poi per fortuna ritorni in te, nel [mini]marketing. Vale la pena avere clienti -si, clienti, perchè hanno appena mangiato da te- incazzati per un misero controvalore di 0.80 cent e un costo vivo infinitesimale, e altri clienti (semi-obbligati a sorbirsi un beverone solo perchè gratis) tutti delusi, non dal caffè in sè, quanto dal fatto di non aver consumato ciò che avrebbero voluto?
Ehi, un ordine di servizio flessibile avrebbe accontentato tutti, e anche i baristi. O la promozione di questa linea AromAcafè era più strategica, per Autogrill, dei clienti stessi? Non era meglio un AromAcafè in meno, e un aroma di clienti sorridenti in più?

Se vuoi altre puntate precedenti della saga del bar, le trovi qui qui e qui.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

10 thoughts on “Eravamo quattro coupon al bar”

  1. anche io ci sono cascato una volta, e l’ho trovato abbastanza insulso. Mai più ripreso.
    Però quell’unica volta che l’ho preso ho grattato la cartolina del concorso associato e ho vinto la caffettiera :) che adesso è sopra il fornello a perenne monito dell’inutilità dei concorsi a premi.

  2. La vita normale è pazzesca. Il marketing no sa un bel niente della vita. E forse un barista qualsiasi sa anche meno delle idee dei tizi del marketing. Così si brucia il denaro nelle ditte.

  3. Tu lo chiami [mini]marketing, io lo chiamo Marketing Usabile, ma il risultato è lo stesso. Stare dalla parte del cliente non è un’opzione è l’essenza del marketing, altrimenti stiamo parlando d’altro. Torniano alle origini prego imprese. Vi ricordate chi diceva il cliente non è scemo, il cliente è tua moglie :)
    Ma che fatica che facciamo con i nostri blog e non ci pagano nemmeno per farlo :)

  4. Qualche anno fa, in Germania ho scoperto l’esistenza di quello che allora mi venne spontaneo definire il “desk-marketing” ovvero il marketing nato esclusivamente nel ristretto perimetro della scrivania e della sedia del marketing manager. Piccolo esempio: il product manager francese scopre che nell’ambito di un progetto di razionalizzazione produttiva (c’erano 120 referenze con minime differenze per un unico prodotto praticamente identico) un certo panno per la pulizia industriale avrebbe cambiato le sue dimensioni; si aggiungono due centimetri su un lato e se ne toglie uno dall’altro (notate che il prodotto, a partità di prezzo aumenta leggermente di dimensioni) E cosa fa il solerte product manager ? Afferra il tabulato sulla sua scrivania e scopre inorridito un gravissimo problema di marketing. Mi telefona alla sede centrale e mi dice : “Ma voi siete pazzi, quella referenza è il 25% del mio fatturato, come spiegheremo ai nostri clienti che quel panno non esiste più ??? non possiamo mica crearci un problema di marketing per esigenze della stabilimento !!!” Giuro che e vero.

  5. Le nuvole si muovono nell’infinito,
    l’acqua scorre nell’universo,
    il mondo ruota attorno ad una stella,
    il mio cuore cerca una sola cosa.
    [continua su My Little Flower]
    Possiamo scambiarci i link?

  6. ciao, scusa ma cosa c’entrano gli stabilimenti balneari (il primo “qui”) con la sagra del caffè? Cioè, la parola caffè non compare neanche una volta! Guarda che anche i lettori dei blog sono clienti ;)

I commenti sono chiusi.