[schema] come monetizzare un blog

L’unico modo sostenibile a lungo termine è quello di pubblicizzare solo/soprattutto se stessi.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

19 thoughts on “[schema] come monetizzare un blog”

    1. A me non sembra di essere un fanatico religioso nemico del progresso civile.

      Certo che dipende da cosa fai come. Quando dici “promozione” intendi “tipo Beggi” o “tipo Assodigitale”?

    2. Sono d’accordo con Gaspar.
      Il personal branding è una malattia.
      Per farlo bene, bisognerebbe avere un tempo infinito e un culto della personalità che neanche le rockstar …

      Preferisco costruire la mia reputazione con il valore che lascio ai miei clienti (= fact checking). Gli altri possono pensare ciò che vogliono ;-)

    3. però per la tua reputazione, tramite Bologna In, hai fatto un bel po’ di personal branding, i clienti son venuti dopo :)

    4. Gianluca,

      per BolognaIn ho sudato 7 camicie, organizzando circa 20 eventi dal vivo e dedicandoci una quantità di ore che neanche so io quante. Senza guadagnare 1 EUR, ma per puro piacere di farlo e di sperimentare su un campo neutro alcune idee che avevo.

      Il fatto che, come side effect di tanto lavoro, questo abbia contribuito al mio personal branding, mi sembra una conseguenza assolutamente ragionevole. Credimi: ho dato molto più di quanto ho ricevuto.

    5. ma infatti, per questo dico che dipende dai modi: il PB fatto con giudizio passione e utilità per gli altri è una cosa positiva.

    6. È illusorio pensare che ci sia una distinzione fra personal branding ed ego pumping! :-)

      Beggi mi spiega nei dettagli cosa fa (lunghi post sulla configurazione dl tcp/ip), Gaspar mi posta o suoi fogli Excel, gluca illustra il suo marketing-pensiero in 91 tesi… Le parole scelte, i modi, l’evitare etichette e titoli, non temere di rivelare i propri segreti fanno la differenza con la shameless self promotion.

  1. Io penso di avere trovato un mio modo che è differente dalle tue proposte. Quando la mia reputazione va di pari passo con i prodotti, perché la pubblicità non è un redazionale fine a se stesso, ma un progetto editoriale in cui manifesto tutta la mia creatività, o conoscenza, o anche anima.
    Un esempio, se posso. Nota marca di scarpe per bambini: 12 mesi di articoli, uno al mese, in cui non ho MAI pubblicizzato il prodotto. Loro sono stati rivoluzionari a darmi ascolto, e ci hanno fatto una gran bella figura, perché hanno saputo tirarsi indietro e lasciare che io semplicemente offrissi me stessa in 12 articoli in cui esprimevo le mie paure di mamma, in un anno metaforicamente in cammino (cammino = scarpe). Loro si sono comportati da Angel Investor, hanno lasciato a me campo libero, e nessuno dei due si è sporcato la coscienza.

    1. ma credo che il tuo caso sia nel caso “con il tuo lavoro hai promosso te stessa, attraverso un buon lavoro per gli altri (le scarpe)” e non nel caso “ho fatto la marchetta per le scarpe”, che è poi la freccia sopra.

  2. mi piace tantissimo questo schemino. e lo condivido in toto.
    e mi piace tantissimo ritrovare nei commenti MammaFelice, con cui tante volte in altre sedi (sui reciproci blog e fb) abbiamo potuto discutere di questo dilemma.
    ;-)

  3. Promuovere se stessi va benissimo a patto di saper mettere l’ego da parte ed entrare a piè pari nel merito della questione ogni volta, evitando quelle sequenze di aggiornamenti di stato su facebook tipo: “Oggi alle 16:00 prendo il treno per andare a fare la conferenza a Roma, poi domani riparto per Milano al meeting dei supereroi del marketing e venerdi di nuovo all’università per tenere il mio corso wow wow” :-)

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