[Intermezzo] analisi dell’ecosistema commerciale di uno sperduto paesino della Comunitat Valènciana

Mi sono reso conto che, nonostante venga qui in vacanza da ormai qualche anno (vi risparmio il perché, fidatevi, non vi interessa), non ho mai descritto il sistema di mercato che vige in questo posto e di come, viste le sue condizioni estreme, possa essere considerato anche un esperimento commerciale a cielo aperto. Si trova in provincia di Alicante, Comunitat Valenciana, Spagna, epicentro della crisi, eccetera.

Popolazione

594 abitanti, concentrati in una zona abbastanza poco popolata, a 25 km da un centro commerciale propriamente detto, composti da anziani o famiglie, con un 40% di stranieri residenti tutto l’anno o quasi, prevalentemente inglesi (li notate dalle parabole grandi come ombrelloni da spiaggia romagnola, piazzate in giardino). In pratica, l’immigrazione qui è al contrario, quelli che arrivano son quelli ricchi, e piano piano si sono acquistati le ville più belle, hanno fondato radio FM, free press, scuole in inglese, siti di ecommerce di prodotti inglesi ma locali, manutentori specializzati in parabole inglese, piscine inglesi, eccetera: una piccola Manchester in versione mediterranea, con più spazio per parcheggiare le Land Rover. Siccome i residenti votano per le amministrative, in un posto qui vicino il sindaco è danese, bisognerebbe usarlo come esperimento sociologico.

Protagonisti

Due ristoranti bar, un bar pure-player, un minimarket, un forno, un tabacchi, una banca, una farmacia, un macellaio, poste, ambulanti, piscina municipale con bar intermittente.

Svolgimento

Il ristorante A vive molto di asporto, specialità paella, rigorosamente su prenotazione: vai, ti prendi la padellona per quattro o multipli, e la riporti (obbligatoriamente sporca, non vogliono che tu gliela rovini lavandola con prodotti non certificati) il giorno dopo. Il ristorante B è specializzato in cucina fusion anche se non lo sa: mescola ottime tapas con varianti che le rendono graditi agli inglesi (intendo, a parte accompagnandole-con-birre-da-un-litro). Ambiente spartano, tavolini all’aperto limitati: pare che gli inglesi preferiscano mangiare al coperto, anche se ci sono quaranta gradi. Il diritto di uso del suolo pubblico è flessibile: dipende da dove cade l’ombra nella piazzetta. Mi spiego: il gestore sposta i tavolini a seconda del sole, come una meridiana. Quelli che parcheggiano sanno che la precedenza va ai tavolini e parcheggiano in modo residuale regolandosi di conseguenza.

Il bar pure-player non fa servizio di ristorazione, credo per rispetto della concorrenza, ma forse più probabilmente per pigrizia: tre tavolini, coperti da un tendone che in Spagna del sud è una costante e che va da una parte all’altra della strada. Non è chiaro se ai proprietari dei balconi della parte opposta a cui è agganciato il tendone venga corrisposto una qualche forma di risarcimento o si tratti di un diritto feudale tramandato dalla dominazione araba e quindi intoccabile. Il minimarket è di recente apertura: è in pratica aperto tutto il giorno 24 ore, perché i gestori stanno fissi al tavolino del bar pure-player per tutto il tempo con birra e patatine, figli e tutto: se avete bisogno, li chiamate voi. Io una volta sono entrato e non è arrivato nessuno: poi mi hanno spiegato che la merce è esposta, ma la vendita è on demand. C’è comunque una spiegazione se voi entrate e non ci trovate che un cetriolo appassito e due pomodori che dormono nella cassetta: i locali arrivano a comprare quando arrivano le forniture dalle campagne circostanti, comprano tutto e poi stop. Quindi è un picking, più che una vendita. Solo che la data di arrivo delle vettovaglie fresche non è comunicato, è un segreto ben custodito dai residenti nella loro community offline.

Il forno è aperto tutte le mattine, dalle 8 alle 11.30. Ma l’orario di chiusura è teorico: se finisce il pane, il gestore chiude e se ne va al bar o a casa. Quindi non tardate, siete avvisati. Il tabacchi è un mistero: non ho capito quando apre; probabilmente è totalmente on demand, suoni al campanello e ti passano le sigarette, non fumando non ho potuto sperimentare direttamente. Il modello quindi è quello della farmacia notturna o del distributore automatico, ma con l’omino dentro. La banca apre due volte alla settimana, segnatevi i giorni e non sognatevi di scambiare banconote da 500 euro o altre cose astruse: in effetti, credo sia riservata ai residenti, anche solo per fare due chiacchiere. Non c’è il bancomat, ovviamente. La farmacia è quella che più ha subito la crisi: la regione non paga più i farmaci con ricetta, o li paga con anni luce di ritardo, e molti farmacisti hanno deciso di smettere di vendere, dopo che neanche le banche scommettevano sul fatto che la regione prima o poi avrebbe pagato (e che forse nemmeno la banca stessa avesse avuto i soldi, a quel punto). In ogni caso, ora apre solo due giorni a settimana, la farmacista arriva, tira su la serranda e aspetta. Sulla vetrina campeggiano le istruzioni per la ricetta elettronica, non ho capito bene come funziona. Quindi, se avete bisogno di medicine, segnatevi la lista della spesa e puntate la sveglia dell’iPhone.

Il macellaio apre una volta sola a settimana: è come Vente Privèe, per vari motivi. Il primo è che i primi si beccano i pezzi pregiati, gli altri rimangono senza. Il secondo è appunto la frequenza settimanale della vendita. La terza è la socialità del luogo: se ci passate davanti, notate delle panche dentro al negozio. O il macellaio è un idolo delle donne (o le donne locali hanno qualcosa da nascondere sul loro passato) oppure, più probabilmente, viene usato come posto di conversazione. Le poste (anzi la postina) apre due ore al giorno, la postina forestiera arriva in auto, raccoglie la posta da inviare, distribuisce quella in arrivo (se incontra in giro il destinatario gliela consegna direttamente, o gli dice “c’è una cartolina da tuo nipote negli Stati Uniti”).

Il paese è fornito anche da ambulanti, in comodi e anonimi furgoni bianchi. Francamente voi come me non li sapreste distinguere da un imbianchino o da un idraulico. Invece gli abitanti riconoscono il furgone e capiscono se è quello del formaggio o quello del pesce. C’è però un trucco geniale che non avevo percepito in un primo momento: il suono del clacson, anzi, più propriamente il ritmo del clacson annuncia l’oggetto della vendita. Il pescivendolo suona diverso dal formaggiaio, ma soprattutto suona due(cento) volte. La forma di consegna è particolare: il venditore ambulante ha il diritto sacrosanto secondo l’uso locale di sostare in mezzo alla strada fino alla conclusione della fila di avventori. Quindi, o aspettate tranquilli come fanno gli altri, o circumnavigate il paese fino all’uscita libera.

La piscina municipale è l’unico vezzo turistico del paese, anche per l’assurdo costo di 2 euro a ingresso giornaliero (con un aumento, molto contestato dalla popolazione, del 100% anno su anno), apre a mezzogiorno, chiude alle due, apre alle quattro, chiude alle otto. A fianco un accogliente campo da pelota valenciana (si gioca con le mani o con le racchette, non con le ceste come quella basca, mi dissero) e un campo di calcetto. Tutto gratis, siccome è municipale, qui sostengono che l’hanno già pagato con le tasse e dovrebbe essere tale anche la piscina. Visto da qua, non sembra un ragionamento così assurdo. A fianco alla piscina, un bar intermittente: apre e chiude in modo random, senza particolari ragioni razionali o commerciali. Non effettua servizio a bordo vasca, che c’è una salita ripida di distanza e al pomeriggio fa caldo a muoversi troppo. Il toast a un euro e cinquanta è il local best value for money, assieme alla Amstel a un euro.

Considerazione sperimentale e visionaria (dopo la Amstel da un euro di cui sopra)

Forse il commercio locale andrà verso temporary store, in cui la domanda di mercato specializzata e verticale può essere soddisfatta in modo economico anche aprendo pochi giorni a settimana? E questi temporary POS non sono in realtà dei picking point, che potrebbero ricevere ordini da online e telefono tutta la settimana e funzionare in modo puramente logistico per ritirare gli acquisti? E alcune logiche delle vendite private potrebbero essere provate dal commercio al dettaglio? E il bar intermittente non è bellissimo? Un pop-up (store).

[Comunque, questo è un posto perfetto, distante quel che basta dai villeggianti ma non troppo dal mare, distante quel che basta dalle orrende cementificazioni di Benidorm e dai parchi acquatici locali, che consumano più acqua di una città di dieci milioni di abitanti (dio o chi per lui strafulmini i palazzinari e anche chi compra certo mattone), a distanza accettabile da un trenino pulito e refrigerato a puntino, silenzioso come un eurostar che ti porta in centro a Valencia in cinquanta minuti. Cercate Benigembla sulle mappe.]

 

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

7 thoughts on “[Intermezzo] analisi dell’ecosistema commerciale di uno sperduto paesino della Comunitat Valènciana”

  1. Piacevole [intermezzo]. Mi permetto di raccontarne uno anche io:
    Davanti al mio negozio c’è un gioielliere. Apre la mattina alle 9:30, poi va al bar alle 10:00 e torna in negozio.
    A quel punto va a trovare il negoziante che c’è affianco a lui per fare 2 chiacchiere, che durano fino le 12:00, orario dell’aperitivo.
    Torna alle 12:45 e chiude per la pausa pranzo.
    Riapertura ore 17:30, pausa bar verso le 19:00 e chiusura ore 20:00 spaccate al cronometro.
    E il bello è che i clienti sanno di queste sue abitudini e si adattano aspettandolo dietro la porta.
    Ammetto di essere un po’ geloso. Specialmente il Giovedi quando faccio orario continuato dalle 09:00 alle 21:00.
    Forse non ho capito proprio niente.
    che ne dici? ps. scrivo dalla sardegna.

  2. In fondo è un ritorno a qualche anno fa… Io provengo da un comune di circa 10k persone. Una volta il mercato settimanale era il picking point per le numerose forniture che non era possibile trovare nelle botteghe del paese. Pesce, pollo allo spiedo, biancheria intima, musica, ecc. erano acquisti da compiere solo in quel giorno e per gli alimentari o si andava presto per avere più scelta o si andava tardissimo per ottenere sconti sulla merce rimasta.
    Di fatto si prenotava da una settimana all’altra ciò che mancava (i miei acquisti di musicassette spesso avvenivano in due fasi: la richiesta ed una settimana dopo il ritiro).
    Solo il bar non poteva essere intermittente visto che intorno a quel luogo si svolgeva la vera vita sociale del paese.

  3. “La forma di consegna è particolare: il venditore ambulante ha il diritto sacrosanto secondo l’uso locale di sostare in mezzo alla strada fino alla conclusione della fila di avventori.”
    Anche in Sicilia, a Marzamemi, lì vendono il pane! La prima volta ci sono rimasta malissimo perché erano tranquillamente parcheggiati in mezzo alla strada senza fare una piega alla vista della fila che dietro di loro si allungava. Poi ho anche imparato a riconoscere il clacson!

  4. Complimenti Gianluca… sempre spunti interessanti e mai banali. Opero come titolare di web agency di un paesino di 6k (Pergola vicino ad Urbino dove abbiamo assistito al tuo intervento) e zona di piccoli paesi quindi la nostra realtà è la MOLTO piccola se non micro azienda NON strutturata. A mio modesto avviso ritengo che nel nostro settore ci sia troppo di BUSINESS puro (alti livelli) e QUALUNQUISMO (bassi livelli).

    Ci manca appunto un pò di COSTRUZIONE VISIONARIA… che spesso hai nei tuoi spunti.

    Grazie per le riflessioni che ci offri e buon lavoro

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