W la carta! Cinque consigli per la pubblicità al tempo del web

Una volta ero un giovane anarchico digitale: la carta, i postalmarket, i volantini avrei voluto vederli morti, tutti. Soprattutto quelli che portavano pubblicità. Mi sono imborghesito. Comincio ad apprezzarla, quando serve e quando è fatta bene. Che nel 2014 significa, più che altro, cercare di integrarla al meglio col digitale. Ecco alcune idee, la prima è fuori concorso: mandate cataloghi cartacei ai migliori clienti, se ve lo potete permettere. Con il costo di acquisizione a livelli massimi, incentivare gli acquisti con un supporto che per certi articoli è ancora indubbiamente il sostituto di esperienza più vicino all’oggetto fisico potrebbe essere conveniente. Poi fate due conti: se chi l’ha ricevuto non compra di più, o l’avete creato male, oppure avete scelto le persone sbagliate. Oppure il vostro cliente non trova giovamento dalla carta (se vendete chiavette USB, è sicuramente il caso. Se vendete borse, forse no). Scrivete che c’è questa possibilità, richiedendola al telefono, sul sito o via SMS.

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  1. Nell’uscita cartacea sul quotidiano o sul periodico non serve mettere la URL generica della home, stile shop.brand.com, cioè serve a poco: gli state dicendo che vendete online, sai che notizia. Guardate nei giorni di uscita del giornale se gli accessi diretti alla home aumentano, cioè quelli non provenienti da altre pagine o motori o social. Se non aumentano, forse potreste continuare a leggere i consigli che seguono.
  2. Invece, mettete i link diretti ai capi (a tutti!): se c’è qualcosa che può spingere il lettore a superare lo sbatti, non è un generale apprezzamento per voi, ma la curiosità o la volontà di avere un particolare capo od oggetto. Creare una URL corta personalizzata (come la mia gluca.us/qualchecosa) non costa nulla, inserite il codice prodotto e il nome come si trova sullo store online, in modo che nel motore interno possa essere facilmente trovato, soprattutto da sito mobile (avete uno store mobile con un motore di ricerca, vero?) Ah, sì, anche il QR code, almeno per una volta. Poi se non lo userà nessuno, dati alla mano, toglietelo. “Ah! Così si rovina la grafica” dirà il vostro direttore creativo. Spiegategli che non siete il Guggenheim ma una società per azioni.
  3. A volte usare i clienti, come testimonial, con le loro vere facce, almeno quelle più belle, può essere interessante come elemento di generazione di coinvolgimento sui social media, e risparmiate il costo dei modelli dalle facce di plastica e lo sguardo perso nel vuoto.
  4. Le iconcine social che la vostra agenzia paludata alla Mad Men vi propone di default non servono a nulla. Dicono al lettore solamente che siete sui social (accidenti, come siete avanti voi!) lasciandolo nell’indifferenza più totale: sarebbe più sorpreso se non ci foste, ormai. Se volete smentirmi, guardate quanti follower nuovi avete nei giorni di uscita della pubblicità, rispetto a quelli medi. Se l’annuncio è invece direttamente collegato a qualche attività in un particolare social, allora mettete in bella evidenza quello, e lasciate perdere i microscopici bollini degli altri.
  5. Mai, mai, mai mescolare informazioni a audience differenti. I vostri rivenditori contattateli via email. Non avete un database business to business? E vabbe’, mi arrendo e ciao.

[uomo sandwich: manca solo una settimana al Digital Update Social, ultimi posti a disposizione :]

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

75 pensieri su “W la carta! Cinque consigli per la pubblicità al tempo del web”

  1. Ciao Gianluca,
    le tue analisi sono sempre fenomenali!
    Mentre per i QR Code, bisognerebbe creare sempre una “call to action” allettante!

    Ad esmepio: se c’è in palio un gadget/premio (più o meno importante), la scansione del QR Code trovano il modo di farla.
    Ovviamente, dovranno arrivare alla versione mobile della pagina del sito per ricevere il gadget.

    Da quando sto leggendo i tuoi articoli in merito a questo argomento, sto cominciando anche io a collezionare volantini, con delle analisi spietate!
    Addirittura, uno aveva il nome del locale, il trattamento estetico, ma senza via per raggiungerlo e numeri di contatto. Soldi buttati e non se ne rendono conto.

  2. buongiorno e complimenti per il blog,
    solo una domanda,ma come mai si chiama micromarketing se non parla mai di prodotto,prezzo o distribuzione?
    ma cosa ha a che vedere il marketing con questo tipo di analisi che fate?
    perdonatemi l ignoranza ma veramente non lo capisco,non sarebbe meglio chiamarlo microsocial o micoroweb 2,0?
    grazie e buon lavoro.

    1. @Enrico, si chiama “minimarketing” e non micromarketing…
      poi a scrivere è solo Gianluca Diegoli (mi sembra). Faresti meglio a leggerti tutti i post per avere una risposta più chiara alla tua domanda.
      Ma un’altra risposta l’avrai da Gianluca sicuramente! ;)

    2. Ciao Enrico, è minimarketing, come il minimarket o il minimale. Non parlo di prezzo, prodotto o distribuzione (ma anche sì, solo in modo diverso dai libri di scuola, a cui ti rimando per cose più didascaliche) perché sono cose estremamente PALLOSE e mi basta farlo per lavoro. Comunque sono io, solo, gluca. Ciao!

  3. Ottimi i consigli, li sottoscrivo tutti :-) Il 5 esprime un concetto corretto ma non è calzante per l’esempio dato che stanno (vorrebbero) pubblicizzando un OPEN day, quindi un giorno di apertura della show-room ai consumatori…l’avrei esplicitato e spiegato in ITALIANO :-D

  4. Mi trovo d’accordo su tutti i principi in generale, tranne forse sul punto 2. dove vi é il rischio che un link lungo sia difficilmente utilizzato. Meglio a mio avviso puntare ad una pagina unica (link breve e di facile ricordo, non l’home page, qualcosa di fatto ad-hoc) che permetta in modo agevole di riportarsi con un click al prodotto desiderato. Se il percorso dell’utente é ben progettato credo vi siano piú vantaggi con questa strada. Ad ogni modo vedo al contrario positivamente QR specifici per prodotto, ma anche in questo caso solo se le relative landing page sono realizzate ad hoc per questo tipo di sfruttamento.
    Aggiungerei infine l’aspetto gerarchico e di leggibilità: mettere un link piccolo in alto a destra é come bisbigliare qualcosa al mio interlocutore durante una festa. O metti un link visibile e facilmente leggibile, che peró abbia un ruolo nella storia che stai rappresentando, o é meglio evitare di avere aspettative!

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