Cinque modi per farsi male con un tweet sponsorizzato

Da un po’ ho una nuova mania: aprire i tweet sponsorizzati per leggere i reply (i commenti, in pratica): buffi, naif, offensivi, stupidi, incomprensibili, fuori tema, sottilmente ironici (l’esigua minoranza). È interessante notare come la maggior parte degli utenti non capisca che è SOLO pubblicità, e (si) chiedono come il brand si permette di insinuarsi nella loro timeline privata (uno che lo domanda c’è sempre). Impressionante anche il numero di persone che perde dieci secondi del proprio tempo per insultare inutilmente — nel senso che non avranno soddisfazione, né risposta, né la creazione di un flame, nulla.

Quindi, in ordine inverso, le peggiori cose che potete fare con un tweet sponsorizzato:

5) Finisci il tweet con “se non mi segui non sei nessuno”, “seguimi e ti sorprenderò”: abbe’. Forse devi darmi un buon motivo, eh.

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4) usi la foto nel tweet come fosse un banner (che serve solo a occupare più spazio degli altri tweet) o metti una foto da stock da 2 euro che si è già vista ovunque

3) piazzi un hashtag “geniale” creato dalla tua scintillante agency tradizionale, ma facile al perculismo competitivo di bassa lega. Nessuna battuta è troppo greve, come al bar, uguale.

2) Chiedi il retweet ma non c’è (in pratica) niente da guadagnarci (per me, NON PER TE)

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1) IL PECCATO MORTALE: hai speso molti più soldi nella sponsorizzazione del tweet che nel contenuto del tweet

Non so quanto abbia speso Renault per questa campagna su Twitter, ma non credo che 1.000 click abbiano spostato le vendite della Megane: ne avranno richiesto la prova l’uno per cento, quindi in dieci, che sono andati dal concessionario (sempre che la landing page fosse ottimizzata per l’obiettivo e per il mobile, cosa di cui dubito). Che poi questi dieci eroi sono superfan, e se fosse l’obiettivo quello di trovarli e valorizzarli (ma ne dubito fortemente) questa campagna potrebbe essere stata all’opposto un successo. Ah, un consiglio, usate degli accorciatori di URL che consentano di mantenere private le statistiche :)

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

73 thoughts on “Cinque modi per farsi male con un tweet sponsorizzato”

  1. In effetti i tweet sponsorizzati risultano più indigesti della pubblicità su FB. Sarà per via del tipo differente di utenti, sarà che essere creativi in 140 caratteri è sicuramente una sfida maggiore per le aziende… ma i risultati sono questi. Concordo appieno

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