Tre cose semplici che l’advertising online potrebbe imparare dal porno e dallo spam

Andrò al punto: ignoriamo la pubblicità perché stiamo pensando ad altro. La ignoriamo anche perché non è mai al posto giusto nel momento giusto. La ignoriamo perché parla a tutti e a nessuno.

Ci sono dei settori con pochi soldi e molto ingegno. Le due cose vanno sempre inversamente assieme, del resto. Parliamo del porno, del gambling, dello spam degli antivirus, dei siti di streaming e dei siti di incontri, più o meno affidabili, ma tutti alla disperata ricerca di click e di visitatori, mica di cose impalpabili come awareness, post-view click, ecc. ecc.

Cosa usano per farsi notare? Informazioni sull’utente che guarda, e stop.

Prima tattica, la posizione (anche se c’entra pochino). “C’è una ragazza bionda, alta 1.75, che abita a 30 km da casa tua (a volte a 30 km dalla centrale telefonica di Telecom, ma è un dettaglio) che non vede l’ora (diciamo) di conoscerti.” “Ops! 30 chilometri da casa mia? Mi interessa!” (per chi mi conosce, parlo per sentito dire, è per lavoro). Rilevanza, minima, ma rilevanza. Raggiro per menti semplici? Certo, ma è lo stesso che acquista e guarda la tua pubblicità. Anche perché è sempre dimostrata la correlazione inversa tra livello di capacità intellettive e di istruzione e numero di click sui banner (o credulità all’advertising).

Seconda tattica: informazioni sul tuo device. “Il tuo PC con Windows 7, un Toshiba del 2013 con 200 GB di disco, è stato infettato!” Sì, certo, come no. Ma attenzione, astraiamoci (non so se esista un verbo tale) dal contesto poco etico. L’informazione è contestuale. Hai davvero un Toshiba. Dling, due neuroni catturati.

Terza tattica: il pianto del community manager. “Se ti piace il nostro lavoro, guarda questo e quell’altro, clicca, sostienici”. Il pianto funziona, ma i grandi giornali sono troppo orgogliosi per farlo. O forse non importa dei lettori. O ai lettori non importa di loro. O entrambe le cose.

Ora, niente di tutto questo viene fatto dall’adv “serio”, e nemmeno sul mobile da cui potrei prendere informazioni davvero interessanti. So che al solito “it’s more complicated than that”, ma se non si va verso la rilevanza, l’adv online (fuori dai social) morirà presto. E ora scusate che vado a ripulire i cookie prima che il retargeting di queste zozzerie mi sbuchi dalle fottute schermate.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

2 thoughts on “Tre cose semplici che l’advertising online potrebbe imparare dal porno e dallo spam”

  1. sempre fottutamente complicato da leggere per una come me, ma intuisco che sei bravo ;-)
    Benedetta

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