Non c’entra molto col marketing, ma è ancora estate, in pratica
Con questa puntata, la newsletter comincia a scivolare controvoglia verso l’autunno, che però ha ormai il pregio di essere la vera “estate di una volta”. L’articolo (breve) della settimana non c’entra in effetti con il marketing, ma più con l’estate, e per la sua brevità serve a evitare le comprensibili disiscrizioni da pippone sull’AI a inizio settembre.
E in ogni caso ho capito che apprezzate in genere anche le divagazioni, visto l’inaspettato successo del mio libretto autopubblicato .
A chi vuole leggere di marketing dico solo di portare pazienza, non si sfugge al proprio destino: presto vi presenterò un progettino parallelo (tranquilli, per la solita newsletter non serve pagare). Inoltre oggi torna lo sponsor e pure utile (a proposito, ultimi posti sponsor per l’autunno!), torna il quiz e pure i negozianti vari che ogni giorno ci insegnano, da autodidatti, il vero marketing di strada.
Ho scritto anche una breve nota sulla surreale polemica estiva sui conti Veralab.
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La rotatoria inutile

Le rotonde difficilmente sono belle, ma alcune sono indiscutibilmente utili. Di certo, prima della loro introduzione in Pianura Padana circa trenta anni fa, le strade che si incrociavano perpendicolarmente – in mancanza di ostacoli naturali, già dai consoli romani la pianura è stata efficientemente trasformata in un foglio a quadretti – provocavano scontri terrificanti tra gente che tornava a casa ubriaca dal bar e gente che stava tornando assonnata dalla discoteca, o viceversa. Era nota nel mio paesello la vicenda di un tizio che, uscito miracolosamente vivo da un botto spaventoso, dopo otto mesi di ospedale e un lauto rimborso assicurativo acquistò una enorme Volvo station wagon – così probabilmente alla botta successiva avrebbe avuto la meglio, avrà pensato.
Un caso a parte sono le rotonde inutili. Certo, non progettate consciamente come inutili fin dall’inizio, non sia mai: la rotatoria è qualcosa che deve servire, sempre, a uno scopo concreto: evitare incidenti e distribuire in modo equo gli ingorghi. Poi solo dopo viene, soprattutto nei piccoli comuni, ingentilita invariabilmente da a) un manufatto dell’artista gloria locale o b) rimboschita gratuitamente da una serie di piante del vivaio lì vicino, o c) usata per metterci monumenti bizzarri, come quello al camionista, in località Borgo Panigale1, o una Salama da Sugo, come a Madonna Boschi, Ferrara2. Devo dire, a discolpa della regione in cui vivo, che è una piaga mondiale3, iniziata a Piccadilly Circus, e terminata in via Padusa a Poggio Renatico.
[continua]
[15 secondi di attenzione per lo sponsor che vi regala la newsletter]
Quali gadget di marketing compriamo?
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Vengono fuori le categorie che tengono sempre, come borse, borracce, materiale per gli accrediti, e le combinazioni che si ripetono, tipo shopper più taccuino o lanyard più badge (è il nome ufficiale del cordino, io non lo sapevo), ma anche robe più originali, innovative e strane .
E poi c’è la mappa per settore, che dice quanto un’associazione, un produttore di ceramica e un hotel comprino cose diverse.
Poi si sceglie lo stesso secondo il proprio gusto, o quello del capo, però almeno così sapete cosa comprano i vostri competitor .
[eccoci di nuovo]
La rotonda di cui voglio parlarvi ha una storia particolare: non serve a nulla, e probabilmente non servirà mai a nulla. Eh, direte voi, quante opere ci sono non finite? Eh, dico io, non conoscete l’orgoglio emiliano per le cose terminate. Le persone ci stanno proprio male. Fanno petizioni. Tormentano gli amministratori locali. Non si arrendono e scrivono al giornale – quello di carta, che pubblica ancora le lettere al direttore.
La rotatoria inutile in questione risale almeno a venticinque anni fa. Doveva essere un modo per risolvere il problema del traffico che si sarebbe creato, a causa dei lavoratori che sarebbero andati da quelle parti ogni mattina, a causa delle aziende che lì si sarebbero impiantate, a causa dell’enorme sviluppo che avrebbe portato La Grande Strada.
La rotatoria di cui scrivo doveva essere la giovane promessa di una squadra destinata a un enorme successo – La Grande Strada, appunto. Cinque anni di prime pagine, notiziari e servizi in tv locali. Anche io – passandoci per andare al mare da neopatentato – già mi vedevo il terziario avanzato in quelli che erano solo campi di frumento. Se non potevo andare in città, la città sarebbe venuta a me.
Passai ancora e ancora, prima nottetempo verso il mare con gli amici con la Citroën scassata, poi con la fidanzata a bordo di un vecchio fuoristrada di cui andavo orgoglioso, poi con attrezzature familiari che riempivano fino all’orlo la station wagon in qualità di padre conducente. Rallentavo più del necessario, la guardavo, la mia rotonda, potrei dire che la salutavo. Sapevo, a quel punto, che nulla sarebbe mai cambiato – per lei, certo. Ma forse anche per me?
De La Grande Strada si discute da decenni, la maggior parte delle persone che abitano là ne ha sentito parlare per la prima volta dai genitori, qualcuno pure dai nonni. Non si farà mai, La Grande Strada, ormai lo sanno tutti. Qualcuno tra duemila anni, guardando la foto satellitare, si chiederà quale fosse il grande piano umano dietro quest’opera. Magari scambiandola per un disegno misterioso che doveva essere visibile dallo spazio. Questo racconto serve quindi per non far confondere i nostri discendenti.
Be’, arrivando a leggere fino a qui ti candidi a ricevere i prossimi numeri . Se preferisci, c’è anche la versione via WhatsApp , Telegram e LinkedIn (ma lì esce al mercoledì successivo, tipo un reminder).
“Le attività noiose diventano perversamente molto meno noiose se ci si concentra molto su di esse” – David Foster Wallace
Ri-ciao, sono Gianluca e sono un bocconiano anomalo, un decostruttore di panacee e un dissipatore di dati personali.
Mi occupo da venticinque anni di marketing, in particolare di strategia, budget, campagne e selezione e crescita del team, in momenti di trasformazione.
Insegno in qualche università e un paio di master.
Ho scritto due saggi (ma di quelli divertenti), Seguimi! e Svuota il carrello , per UTET. In passato ho scritto per Hoepli, Apogeo e Sole 24 Ore Business.
Ho scritto per Link, Domani, Rivista Studio, Tendenze, Quants, Il Post, Forbes, Wired, Sole 24 Ore e altri.
Il mio blog è attivo dal 2004. Puoi seguirmi anche su LinkedIn e pure su Instagram (ma non aspettarti niente di che).
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