Un altro piccolo esperimento sul campo: QR Code

Ok, dopo l’esperimento sulle vere visualizzazioni di un cartellone pubblicitario, lo dico subito onde evitare i soliti commenti: “ah! questo è un post superficiale!” Sì, lo è. “Ah, questo esperimento non è scientifico!” No, non lo è.

Succede che un giorno sei a Milano, aspetti di fare il bancomat e a poca distanza ci sia un QR Code. Quanto sono davvero usati? Io, a sensazione personale, dico sempre “per nulla”, e sbirciando negli smartphone degli altri mai ho visto un’applicazione dedicata nelle cartelle iniziali, né tra gli amici nerd, né tra gli amici late adopter. Ma si sa, il tuo punto di vista non vale nulla. Ma torniamo daccapo: ero lì, senza fare nulla (e si sa, quando non hai da far nulla, ecco il dolce momento in cui il tuo iPhone ti salva e ha tutta la tua attenzione) e ho deciso di osservare quanta gente usasse il QR Code. In dieci minuti nessuno. Ma la cosa peggiore è che in dieci minuti nemmeno l’hanno guardato.

Ora, vorrei stilare una piccola lista di cose da pensare quando pensiamo a un QR code in qualcosa di promozionale.

0) vai sul campo, mettiti nei suoi panni, guarda cosa succede nel posto esatto dove devi metterlo. O invia lo stagista se non lo ritieni dignitoso per un direttore marketing.

1) è in un punto in cui le persone sono ferme, non hanno davvero NIENTE di meglio da fare e possono buttare qualche minuto del loro tempo?

2) il vantaggio reale, tangibile, immediato che gli dai per attivarsi supera ABBONDANTEMENTE lo sbattimento?

3) non è che mettere una URL corta intimidisce meno?

Nel 99% dei casi un QR code non supera l’esame. Il mio sogno sarebbe fare un esperimento in cui per ogni uso, così, regalo 1 euro. Per vedere davvero quanti lo userebbero.

Ah, sì, ecco le prove, cliccate per farlo partire.

Di orrori nel display ne avevo parlato anche in relazione ai monitor nelle stazioni e negli ipermercati. Mentre l’orrore massimo rimane quello del QR Code della banca.

[giustamente nei commenti nella pagina Facebook mi si fa notare che gli unici che avrebbero potuto salvarlo erano Apple e Google, integrandolo nelle fotocamere degli smartphone]

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

28 thoughts on “Un altro piccolo esperimento sul campo: QR Code”

  1. Anche io sono piuttosto perplesso sull’utilizzo dei QR a fini di marketing. Per mia esperienza hanno senso solo se applicati direttamente al prodotto (tipo sull’etichetta) con lo scopo di informare il consumatore o invitarlo a scoprire cosa si cela dietro al QR. Usati per strada, o in contesti non “comodi” perdono completamente di efficacia. Forse perchè la call to action che sottintendono sembra essere sempre la stessa (“sparafleshiami e scopri in quale mirabolante posto ti porterò”) perdendo di fatto l’effetto catturante.
    Stiamo comunque portando avanti un progetto pilota per un prodotto che sarà venduto alla GDO, che punta a rivalutare, in modo nuovo e più interattivo, il QR. Vedremo i risultati… :-)

  2. non solo sono inuttili ma sono brutti. devo ammettere che dove si vedo una usanza frequente e’ all’aeroporto quando vengono utillizzati come boarding card.
    basta.

  3. A mio parere il QRcode non è e non può essere lo strumento per attivare l’interazione con il cliente. Nessuno, semplicemente vedendo il QRcode penserà mai “toh un QRcode, fammi vedere cosa fa!” (tranne alcuni appassionati di marketing che ci si trovino di fronte, intanto che non hanno nulla da fare :D ) Può essere invece uno strumento di semplificazione quando l’iter della comunicazione porta il cliente a dover passare dalla interazione fisica a qualcosa da fare tramite smartphone. Quindi il problema è quello iniziale, non funziona il cartellone pubblicitario, QRcode o no.
    Io, ad esempio, lo trovo comodo sulle pagine web che presentano app. per lo smartphone, quando punta direttamente alla app. nel market, perchè mi permette di passare sul cellulare e “concludere” velocemente l’operazione di installazione. Però non è il QRcode che mi invoglia ad installare l’app., è la pagina in cui è presente.

  4. So di un progetto per applicarlo nella fatturazione elettronica al posto dell’EDI.
    Io personalmente lo uso solo come carta d’imbarco.
    Mi pare dal video però che un passante lo degni di uno sguardo, quello con la maglia bianca e la borsa a tracolla. Ma forse mi sbaglio.
    Saluti.

    1. @emigrant, in effetti rivedendolo mi è venuto il dubbio :)
      @felter: concordo, anche se io di solito preferisco cercare il nome su app store
      @arturo @emigrant: questa cosa del board aereo mi sfugge, in che senso?
      @alessandro: sulle etichette ci riflettevo anche io. ma non è meglio il barcode a quel punto?

    2. Alcune compagnie aeree ti permettono di usare un QR code al posto della carta d’imbarco cartacea. Ad esempio io viaggio spesso con Iberia che fornisce questo servizio negli aeroporti spagnoli e in molti del sud America. A Madrid c’è anche un ingresso riservato con scanner al posto del personale aeroportuale che ti permette di saltare le code infinite dell’aeroporto di Barajas.
      Se proprio vogliamo dirla tutta sono arrivato in Salvador senza che nessun essere umano verificasse la corrispondenza della mia faccia con il mio nome e la foto del passaporto…e si che ero venuto proprio bene in quella circostanza!

    3. come carta d’imbarco in quasi tutti aeroporti EU ed alcuni USA. Per un non-europeo come me, se hai dimenticato il passaporto a casa va da Dio…

  5. Riguardo al barcode vs QR, il primo definisce l’anagrafica del prodotto secondo gli standard GS1 adottati tra fornitore e cliente (descrizione, pallettizzazione, produttore…), il secondo garantisce altri contenuti tipo valori nutrizionali, certificazioni particolari (kosher, celiaci, vegan o altro), minc***ate multimediali spesso inutili, accesso a link per concorsi, o ricette e chi più ne ha più ne metta.

    1. sì un pochino lo so :)
      ma mi riferivo al fatto che alcuni player di ecommerce come ShopSavvy (è app di comparazione prezzi e recensioni) usano il barcode direttamente per fornire i dati

    2. Ciao, lavoro per GS1 e volevo solo precisare alcuni dettagli sull’utilizzo dei barcodes “tradizionali” attraverso apps mobile su smartphones o tablets.

      E’ vero che quei codici (noti come EAN) sono nati e servono principalmente per identificare univocamente il prodotto che passa alle casse e associargli quindi un prezzo nello scontrino, ma proprio grazie all’univocità di quei codici e al fatto che ormai sono letti tranquillamente da qualunque smartphone è possibile associare e trasmettere al nostro dispositivo anche tutte quelle informazioni estese che si citavano sopra (ingredienti, fattori nutrizionali, allergeni, diete…) e anche tutti i tipi di contenuti multimediali relativi al prodotto consentiti dalla tecnologia (spot, ricette, suggerimenti d’uso…).
      Tutto questo, tra l’altro, è alla base del progetto GS1 Source sul quale stiamo lavorando da qualche tempo, che vuole costruire un archivio di informazioni sui prodotti con la prerogativa di essere alimentato e gestito dai titolari dei marchi, a beneficio di chiunque voglia utilizzarle nelle proprie applicazioni mobile e, quindi, a beneficio dei consumatori finali.
      L’idea è quella di avere una fonte di informazioni riconducibile ad un autore “certo”, il produttore, e quindi teoricamente complete ed accurate, piuttosto che usufruire di informazioni di provenienza ignota e di qualità non sempre adeguata. Una “trusted source of data”, come l’abbiamo definita nell’idea originale del progetto.

      Oltre alle info, poi, lo stesso codice abilita a tutta una serie di altre possibilità come il confronto prezzi o le recensioni dell’esempio ShopSavvy citato sopra.

      Quindi, per chiudere, gli stessi risultati raggiungibili attraverso un QR code possono essere ottenuti acquisendo il codice EAN già presente su tutte le confezioni senza necessariamente dover aggiungere altri simboli.

      Scusate la lunghezza del commento… Ovviamente sono disponibile a fornire altre informazioni se richiesto.

  6. Sono perfettamente d’accordo con la perplessità di fondo di questo articolo. Nessuno scannerizzerà un QR solo perchè l’hai piazzato li.

    Le persone a malapena comprano da mangiare se non sono spinte a fare una spesa sana, figuriamoci scannerizzare un “QR che?”

    Come sempre bisogna dare un motivo, la tanto bistrattata call to action!

    Coinvolgete l’utente e dategli un motivo per scannerizzare, ma soprattutto portatelo laddove c’è qualcosa di pronto per lui, che può utilizzare da mobile con comodità.

    Io credo molto nel QR code purchè sia molto ben contestualizzato e spiegato, gli short url mi convincono meno.

    Avevo anche scritto una storia su questo, qui: http://www.evermind.it/e-commerce-e-qr-code-aprire-una-porta-tra-offline-ed-online/

    Che ne pensate?

  7. io credo che il QRCode possa avere un senso solo quando i google glasses e similari prenderanno piede.. sino ad oggi lo considero una perdita di tempo e di risorse.

  8. io non ho letto gli altri commenti, sono pigro.
    ma voglio scommettere che se facessimo un qr a forma di donna nuda o di patatina o roba simile, a voglia se la gente va a vedere dove punta!
    scusate la superficialità forse un po’ provocatoria, ma come markettaro me lo permetto.

    1. insomma, è una di quelle cose che le aziende utilizzano semplicemente per migliorare e potenziare il proprio brand. a dimostrazione che sono al passo coi tempi. però in realtà non hanno un ritorno diretto

  9. Ciao, volevo commentare il post sull’affissione, quello di giugno, ma i commenti sono chiusi. Non è un controsenso con la filosofia di minimarketing?

    1. sì matteo, ma la quantità di spam che ricevono i post nei commenti mi costringe, dopo un po’, a chiuderli. ormai sono quasi mille post e non ci si sta dietro.

  10. Prima riporto la mia esperienza: faccio parte di una associazione sportiva e avevo esposto in bacheca i vari calendari dei campionati delle squadre. Ho messo le date anche su un google calendar e ho pensato di mettere assieme al foglio cartaceo un qrcode che rimandasse al google calendar.
    Nessuno (neanche gli istruttori/dirigenti che praticamente vivono in palestra) mi ha chiesto: chi ha messo questi e a che cosa servono?
    Altro esempio: altri miei amici vedevano i qrcode sui giornali ma non sapevano a cosa servissero. uno di questi mi ha detto che era l’NFC e quando gli ho detto che gli bastava uno smartphone qualsiasi e serviva a raggiungere semplicemente un url senza doverlo digitare è caduto dalle nuvole.
    Io personalmente non lo utilizzo sui cataloghi (sono a casa, faccio prima a cercarmi il sito sul pc), ma a volte quando sono in pizzeria/ristorante ci sono le bottiglie con il qrcode e per noia (devo ammetterlo) un occhiata col cellulare ce la do.
    Per i cartelloni non credo abbiamo molta attenzione a meno che non si tratti di un qualcosa di informativo, per cui troppe informazioni non sarebbero funzionali e a quel punto un messaggio tipo: “Per saperne di più scansione il qrcode qui sotto”. Bisogna essere molto espliciti e spiegare che cosa sono e a che cosa servono. L’ignoranza e davvero tanta

I commenti sono chiusi.